L’ozio coatto

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Giuseppe Lorentini

pp. 163
Anno 2019
ISBN 9788869481291

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Descrizione

Giuseppe Lorentini
L’ozio coatto
Storia sociale del campo di concentramento fascista di Casoli (1940-1944)
Prefazione di Alberto De Bernardi

<“Io sempre vissi dal lavoro e non posso più sopportare l’ozio coatto dell’internamento”. Casoli, 22 settembre 1942

Casoli, cittadina abruzzese in provincia di Chieti, si erge arroccata su una collina alla destra del fiume Aventino ai piedi del massiccio della Maiella. Nell’aprile del 1940 fu scelta dal ministero dell’Interno per allestirvi una struttura per internare “ebrei stranieri”; questa divenne un campo fascista attivo dal 9 luglio 1940. Nei primi giorni di maggio del 1942, gli internati ebrei vennero trasferiti nel campo di Campagna (Salerno) e a Casoli arrivarono gli “internati politici”, per la maggior parte civili “ex jugoslavi” originari delle terre di occupazione italiana in Jugoslavia.
Analizzando i fascicoli personali di quasi tutti gli internati, conservati presso l’Archivio storico comunale di Casoli, e confrontandosi con la storiografia e le fonti relative al periodo, Lorentini ripercorre la storia del campo facendo emergere il profilo dei prigionieri, le loro biografie, la vita quotidiana, le pratiche della comunicazione, il rapporto con la comunità cittadina, ma anche i problemi amministrativi e organizzativi riguardanti la sua gestione. La ricerca storica del campo di Casoli ci restituisce, come in un’istantanea, una pagina finora oscura dell’internamento civile fascista come spazio delle pratiche della politica razziale e di repressione operata dal regime, come laboratorio del razzismo fascista a livello locale.

Giuseppe Lorentini è ideatore e responsabile curatore del Centro di documentazione on line sul campo di concentramento fascista di Casoli (1940-1944), www.campocasoli.org. Ha ottenuto il doppio titolo di Laurea Magistrale/Master of Arts in Scienze storiche nell’ambito del corso integrato italo-tedesco tra l’Università di Bielefeld e quella di Bologna (BiBoG). Nel dicembre 2018 ha ricevuto il DAAD Preis, il prestigioso premio del “Servizio Tedesco per lo Scambio Accademico”.

Rassegna stampa

GIORNALE DI STORIA – 11 dicembre 2019

Il volume di Lorentini si inserisce appieno nella feconda stagione di studi sull’internamento fascista e l’apparato repressivo del Regime, iniziata alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso grazie all’uscita di pionieristiche ricerche di studiosi locali e non, e che ha visto un notevole sviluppo negli anni più recenti.
di Matteo Stefanori
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LO STORICO DELLA DOMENICA

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Parentesi storiche

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TERRA E CUORE

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Presentazione di L’ozio coattoVideo

UN ASSAGGIO

Prefazione
di Alberto De Bernardi

Questo lavoro di Giuseppe Lorentini è dedicato al campo di concentramento fascista di Casoli, un piccolo paese d’Abruzzo situato in provincia di Chieti, dal 1940 al 1944. Si tratta di una ricerca di notevole livello condotta su fonti di prima mano che lo stesso autore ha portato alla luce dopo un lungo lavoro sul campo con l’intento non solo di ricostruire dal punto di vista scientifico la vicenda di un campo di concentramento fascista nell’Italia centro-meridionale, che si va ad affiancare ai molti che la ricerca storica ha di recente scoperto, ma anche di restituire alla comunità di Casoli una parte finora rimasta oscura della propria memoria.
La ricerca di Lorentini, come ho detto, si inserisce in un filone di studi che da una ventina d’anni sta impegnando la storiografia italiana relativa che riguarda la presenza del Mezzogiorno nella geografia della guerra genocidaria promossa dal nazifascismo tra il 1940 e il 1945. Questi studi erano stati avviati dal lavoro di Carlo Spartaco Capogreco sul campo di Ferramonti di Tarsia in provincia di Cosenza e si sono poi allargati ad altri luoghi e ad altre esperienze concentrazionarie che hanno riguardato sia gli ebrei che gli oppositori politici. Ne è emerso un quadro molto articolato che ha messo in evidenza la piena partecipazione del Sud agli effetti devastanti della guerra totale, all’interno del quale si inserisce anche la vicenda del campo di Casoli.
Lorentini analizza la storia del campo facendo emergere dal confronto diretto con le fonti il profilo dei prigionieri, la vita quotidiana degli internati, il rapporto con la comunità cittadina, ma anche i problemi amministrativi e organizzativi affidati alle forze militari e civili a cui la gestione del campo era affidata, restituendo una pagina finora oscura dell’internamento civile fascista con una notevole profondità e proprietà metodologica.
Inoltre la competenza metodologica di Lorentini, che è messa in evidenza dallo sforzo di inserire la storia di Casoli dentro il contesto più ampio delle strutture concentrazionarie nel Mezzogiorno, si arricchisce da confronto storiografico con la produzione scientifica relativa al Lager, che l’autore dimostra di conoscere approfonditamente.
Complessivamente un ottimo lavoro che merita considerazione e aggiunge un importante tassello nella conoscenza dei campi fascisti.

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