Velocità e attesa

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Ubaldo Fadini

pp. 144
Anno 2020
ISBN 9788869481475

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Descrizione

Ubaldo Fadini
Velocità e attesa
Tecnica, tempo e controllo in Paul Virilio

Tante sono le formule impiegate per raffigurare in maniera effettivamente incisiva la società contemporanea: società del rischio, società della prestazione, società dell’accelerazione. È quest’ultima ad apparire come assai convincente, proprio perché coglie la predominanza, particolarmente evidente oggi, di tutto ciò che risulta rapido, appunto sempre più accelerato, veloce. Tale predominanza è stata analizzata con grande maestria intellettuale da Paul Virilio, l’ultimo esponente di una generazione di studiosi che ha annoverato tra le sue fila autori di riconosciuta fama internazionale come Gilles Deleuze, Michel Foucault, Jacques Derrida, tra gli altri. È stato infatti merito di Virilio, con il suo percorso pluridecennale di ricerca, aver indagato con strumenti assai sofisticati gli effetti, accanto ai suoi supporti tecnologici, della velocificazione complessiva dei modi di vivere, che riguardano soprattutto la nostra sensibilità, la nostra intelligenza e capacità di comprensione della realtà.
Questo libro vuole appunto presentare una vicenda intellettuale tra le più affascinanti del nostro tempo, contraddistinta da una profondità d’analisi e di individuazione delle principali tendenze di sviluppo della società odierna, di ciò che appare disegnato dall’ultimo “assoluto” ancora vigente: la velocità.

Ubaldo Fadini insegna Filosofia morale presso l’Università di Firenze. Fa parte dei comitati di redazione e dei comitati scientifici di numerose riviste, tra cui “Aisthesis”, “Iride”, “Millepiani”, “Officine filosofiche”. Tra i suoi lavori più recenti: La vita eccentrica (2009), Fogli di via (2018) e, per i nostri tipi, Figure nel tempo (2003), Il futuro incerto (2013), Divenire corpo (2015), Il tempo delle istituzioni (2016) e Il senso inatteso (2018).

Rassegna stampa

UN ASSAGGIO

Premessa

È vero, come si dice da più parti e si fa continuamente esperienza, che corriamo incessantemente di qua e di là, senza sosta, che tutto sembra concorrere a realizzare un più di velocità, ad accelerare i nostri tempi complessivi di vita, a rendere più “sottili” gli stili di pensiero, fino a farli quasi sparire. In ciò sono ovviamente coinvolte le pratiche di lavoro-esistenza, in definitiva le nostre stesse strategie cognitive e sentimentali, in quel loro distendersi all’interno di ambiti iper-comunicativi, interminabilmente connessi, che restituiscono una paradossale condizione condivisa di solitudine, avvertita qualche volta – forse in modalità consolatoria – come perlomeno singolare.
Lo studio, che segue, sul pensiero multiforme e innovativo di un grande eccentrico della cultura contemporanea, Paul Virilio, l’inventore di una disciplina d’indagine all’altezza dei tempi come la “dromologia”, si articola mediante la scelta di una serie di parole-chiave e di formulazioni stringate, con l’intento esplicito di centrare, almeno parzialmente, l’idea di fondo dell’autore francese, che a volte sia opportuno appunto ripercorrere le strade e le storie già apparentemente vissute e consumate, anche al fine di distendere/delineare spazi di interruzione e di attesa al cui interno posizionarsi per meglio disporsi al presentarsi inevitabile dell’improbabile, dell’imprevedibile, di ciò che può ancora stimolare a rischiare qualcosa, a mettere in gioco la vitale e quindi formidabile passione umana per l’improvvisazione: come ricordava un critico acutissimo come Walter Benjamin, al quale la sensibilità fine e teoricamente sofisticata di Virilio appare assai prossima, al di là delle ovvie differenze di approccio e prospettiva d’indagine.

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