Passioni del visibile

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Raoul Kirchmayr

pp. 178
Anno 2018
ISBN 9788869481031

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Descrizione

Raoul Kirchmayr
Passioni del visibile. Saggi sull’estetica francese contemporanea

Fino agli sviluppi più recenti, l’estetica francese del Novecento ha dato prova di forza speculativa e critica, intrecciandosi con una riflessione filosofica radicale. Analizzando soprattutto l’opera di autori come Sartre, Merleau-Ponty, Lyotard, Nancy e Didi-Huberman, e senza trascurare di convocare figure decisive come Derrida e Deleuze, il volume individua alcune linee-guida e alcuni snodi del dibattito contemporaneo, mostrando come la messa a tema del vedere si sia progressivamente indirizzata da un approccio fenomenologico e gnoseologico a un orizzonte peculiarmente etico e politico in cui si collocano tanto le “arti del visibile” quanto la riflessione sullo statuto dell’immagine. Parallelamente, il grande tema del soggetto della visione è affrontato con attenzione alle sue trasformazioni, che conducono al riconoscimento di una dimensione passionale implicita nello sguardo indirizzato verso l’oggetto. Lo scavo dell’esperienza del vedere si accompagna così a un’interrogazione in grado di ripensare non solo il che cosa si vede ma anche il chi vede.

Raoul Kirchmayr, insegna Storia e Filosofia nei Licei, è abilitato a professore associato in Estetica e Filosofia Teoretica in Italia e a maître de conférence in Arti e in Filosofia in Francia. È professore a contratto di Estetica presso il corso di studi in Architettura dell’Università di Trieste e redattore della rivista “aut aut”. Tra i suoi lavori le monografie Il circolo interrotto. Figure del dono in Mauss, Sartre e Lacan (Trieste, 2001), Merleau-Ponty. Una sintesi (Milano, 2008). Tra l’altro, ha curato i volumi Pasolini, Foucault e il “politico” (Venezia, 2016) e Qu’est-ce que la subjectivité? di J.-P. Sartre (Parigi, 2013, con M. Kail).

Rassegna stampa

Lo Sguardo. Rivista di filosofia

Discussione di R. Kirchmayr, Passioni del visibile. Saggi sull’estetica francese contemporanea, Ombre corte 2018
di Igor Pelgreffi

Uscita nell’autunno del 2018 per i tipi di Ombre Corte, nella collana Culture, questa raccolta di saggi di Raoul Kirchmayr è dedicata all’estetica francese contemporanea, segnatamente a tematiche legate alla visione e allo statuto dell’immagine. Ma questa è già una semplificazione: accanto alla dimensione estetica, il lettore troverà riferimenti ad altre questioni, come quella del soggetto o quella della storia. Tipico dell’autore, della sua lucida proposta filosofico-critica che si caratterizza, ormai da molti anni, come una sintesi che opera nel quadro di linguaggi legati principalmente alla decostruzione, alla psicoanalisi, alla fenomenologia e al pensiero critico. Questa particolarissima sintesi dell’eterogeneo ha un proprio denominatore comune nella grande attenzione al contemporaneo, colto nelle sue morfologie relativamente molteplici, un’attitudine che Kirchmayr manifesta, oltre che come autore, anche nel suo lavoro per la rivista aut aut, di cui è redattore storico. Forse non è un caso che, grosso modo in contemporanea con la preparazione del volume in oggetto, Kirchmayr, assieme a Enrica Lisciani-Petrini, abbia curato il fascicolo n. 381 di aut aut, uscito nel 2019, intitolato: Sartre/Merleau-Ponty. Un dissidio produttivo. Decidere di approfondire quella che sembrava una pagina consegnata al passato, cioè la querelle degli anni Cinquanta tra Sartre e Merleau-Ponty, non è un cedimento all’occasione editoriale. Indica un riaprire l’ottica su una stagione del pensiero francese senz’altro molto lontana da noi, una torsione dello sguardo compiuta in nome di ragioni che, almeno in parte, ci pare siano presenti anche nello spirito con cui è scritto Passioni del visibile, ragioni che portano a interrogarsi poi sul senso e sul valore del termine “passione”. Su questo torneremo più avanti… continua a leggere >

UN ASSAGGIO

7 Introduzione
11 Capitolo primo. La cesura dell’immagine. Su L’immaginario di Sartre
46 Capitolo secondo. L’assoluto nell’effimero. Sartre su Calder e Giacometti
57 Capitolo terzo. Dialettica dell’opera e tempo della storia. Il Tintoretto di Sartre
71 Capitolo quarto. Estetica pulsionale. Merleau-Ponty con Lyotard
86 Capitolo quinto. Dettagli di colore. Merleau-Ponty lettore di Proust
99 Capitolo sesto. L’“esposizione del soggetto”. Nancy e il ritratto
123 Capitolo settimo. Il ritrarsi dell’immagine. Nancy, la Visitazione e la decostruzione del cristianesimo
143 Capitolo ottavo. Abitare il visibile, aprire le immagini: l’estetica di Didi-Huberman
155 Capitolo nono. Immagini di viaggio. Derrida e l’estetica del souvenir
181 Fonti


 

Introduzione

Nel dibattito che ha caratterizzato il pensiero francese del Novecento, per più di una ragione la dimensione estetica si è costituita come un ambito al tempo stesso problematico e strategico. Problematico perché ha visto irradiarsi da esso una molteplicità di direzioni di ricerca che hanno investito campi quali la politica, l’arte e la letteratura, l’etica, la psicologia e l’ontologia, contribuendo a un complessivo movimento culturale nel quale le compartimentazioni tradizionali sono state messe in discussione, aprendo così nuove linee d’indagine, in precedenza non ipotizzabili. Strategico perché nel campo dell’estetica si è giocata – e si sta tuttora giocando – una partita, quanto al modo del conoscere sensibile e al suo ruolo in relazione alla scienza, alla società e alla politica, che non smette di chiamare in causa la filosofia come critica dei saperi e della produzione culturale.
Il pensiero francese del Novecento ha rappresentato inoltre un campo d’interesse peculiare per l’estetica perché si è configurato non solo come un polo d’attrazione che ha suscitato la riflessione sulle pratiche degli artisti, entrando in risonanza con i movimenti d’avanguardia contemporanei che hanno conosciuto specialmente a Parigi uno dei contesti più vivaci in ambito internazionale, ma anche un ambito in cui lo specifico filosofico si è esposto a una pluralità di stimoli provenienti da una scena artistica complessa, ricca e sfaccettata che, a sua volta, ha permesso al pensiero filosofico di ritornare sui propri presupposti, principi e metodi. In questo modo la filosofia ha beneficiato di un confronto con le arti di cui si è nutrita e, dal canto suo, ha contribuito a una disamina sulla loro collocazione e sul loro compito nel panorama culturale contemporaneo, fornendo un apporto cospicuo circa la ricerca del senso del fare artistico in una fase di ormai avvenuta de-auratizzazione dell’arte.
Sarebbe d’altronde errato ridurre la specificità del pensiero francese a questo solo tratto e sarebbe ingeneroso verso altre tradizioni filosofiche, altrettanto ampie e mature. Tuttavia, l’insistenza con cui i pensatori di lingua e cultura francese hanno inteso percorrere i cammini dell’estetica ha consentito alla filosofia contemporanea di aggiornare il repertorio di strumenti con cui interagire con il mondo dell’arte ma anche, e soprattutto, di ridefinire i confini di una conoscenza che assumesse la dimensione sensibile quale proprio specifico campo d’indagine. Ciò è avvenuto pressoché per l’intero arco del secolo scorso e, ancora, seppure con una minor intensità di contributi, anche per l’inizio di quello attuale.