Il rischio di “fare pasticci”

 10.00

Viola Brancatella

pp. 114
Anno 2022 (ottobre)
ISBN 9788869482519

Ordina

Descrizione

Viola Brancatella
Il rischio di “fare pasticci”
Un’analisi dei metaloghi di Gregory Bateson

I metaloghi di Gregory Bateson sono dialoghi tra un padre e una figlia immaginaria, per alcuni aspetti ispirati ai celebri dialoghi socratici, dove assume un particolare valore il modo in cui le idee sono connesse tra loro. Sono spazi di apprendimento, ragionamento e confronto con i quali l’autore spiega la sua complessa epistemologia, procedendo con un incedere vago e al contempo rigoroso.
Nel metalogo ciò che conta non è soltanto il contenuto della conversazione, ma anche e soprattutto la struttura e l’andamento del dialogo, il modo di ragionare e la continua messa in discussione dei presupposti. Il metalogo è ricorsivo, si espande e torna su se stesso sempre in modo diverso, arricchito da nuove parentesi che si aprono, da aneddoti, esempi, punti di domanda sospesi…
Questo libro, partendo proprio dai sette metaloghi pubblicati in Verso un’ecologia della mente, attraversa in modo circolare tutti i temi cari a Bateson: l’epistemologia, la cibernetica, il costruttivismo, l’antropologia, il linguaggio metaforico ed eco-logico, la comunicazione, la teoria dei tipi logici, il paradosso, il sogno, l’estetica, il sacro, la religione.

“Direi che, con naturalezza, e senza forzature programmatiche, questa studiosa scrive di Bateson nello stile di pensiero – se non di scrittura – di Bateson. Del resto l’essenza delle opere di Bateson, il suo contenuto, non è scindibile dalla forma” (dalla Prefazione di Rosalba Conserva).

Viola Brancatella, antropologa di formazione, ha scoperto le opere di Bateson all’università e da allora ha continuato a studiarlo, collaborando anche con il Circolo Bateson. All’insegnamento della disciplina dello yoga affianca la ricerca su questioni epistemologiche, filosofiche e spirituali e la scrittura declinata in ambito cinematografico, saggistico e giornalistico.

RASSEGNA STAMPA

UN ASSAGGIO

Indice

7 Prefazione
di Rosalba Conserva

9 Premessa. L’incontro con Bateson
13 Perché i metaloghi

17 Capitolo primo. Vedere il Mondo in un granello di sabbia

Premessa; Gregory Bateson: cenni biografici; Bateson e le premesse antropologiche; I metaloghi secondo i Bateson

38 Capitolo secondo. Cacciarsi nei “pasticci”

Gli anni Cinquanta: la cibernetica e i metaloghi; C’è sempre un’altra domanda: “E allora?”; 1952: i tipi logici e lo zoo di San Francisco; Le scimmie giocano senza farsi male, come ci riescono?; Inesplorato fino a questo punto: “Che cos’è un istinto?”; Cacciarsi nei pasticci: “Dei giochi e della serietà”; Contesti interattivi: spunti per una teoria della comunicazione; “Perché le cose hanno contorni?”; Apprendere ad apprendere; Una relazione metaforica: “Perché un cigno?”

95 Capitolo terzo. Il nome non coincide con la cosa che esso designa

Il linguaggio tra rigore e immaginazione ; La metascrittura densa; La mappa é nel territorio; L’abduzione come doppia descrizione metaforica; Il mondo non è più là fuori

113 Ringraziamenti
117 Bibliografia


 

Prefazione
di Rosalba Conserva

Sono molti in Italia i lettori e gli estimatori di Gregory Bateson. Chi come me ha contribuito a fondare il Circolo Bateson (Roma, 1990) ha incontrato tanti studiosi sorpresi dalla singolarità di un pensiero a tratti inafferrabile e così lontano dal procedere discorsivo della logica lineare, propria di scienziati ed epistemologi per i quali è possibile rispondere alla domanda “in breve, che cosa ha voluto dirci?”.
Non essendo possibile per le teorie di Bateson una sintesi nè lunga nè breve del suo pensiero, sorprende che qualcuno sia riuscito a rispondere alla domanda, facendo ricorso a una scrittura capace di illuminare i punti oscuri, e senza impoverire la complessità dell’epistemologia batesoniana.
Una giovane studiosa, antropologa di formazione, ha deciso di mettersi nell’impresa. L’esito è un felice percorso attraverso Bateson che sceglie di orientare la bussola sui Metaloghi contenuti in Verso un’ecologia della mente.
E così, incentrando i discorsi su uno dell’ampio ventaglio dei temi batesoniani, li affronta tutti, procedendo per continui richiami all’intero corpus delle sue opere.
Viola ha studiato le opere di Bateson scoprendo via via – di questo sono certa – che quel pensiero era già suo. Era cioè il suo modo di pensare eco-logico, niente affatto lineare, come lineare non è il saggio che Viola propone.
Direi che, con naturalezza, e senza forzature programmatiche, questa studiosa geniale scrive di Bateson nello stile di pensiero – se non di scrittura – di Bateson. Del resto l’essenza delle opere di Bateson, il suo contenuto, non è scindibile dalla forma.
Insomma, un evidente “mettersi nei pasticci”; per meglio dire, Viola nei pasticci ha scelto di mettercisi con rigorosa leggerezza.
Il lettore esperto dirà se ho ragione.

Ti potrebbe interessare…