I non luoghi dell’inumano

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Manuel Rossini

pp. 149
Anno 2015
ISBN 9788869481611

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Descrizione

Manuel Rossini
I non luoghi dell’inumano
Maschera e catastrofe: sulle tracce di Ernst Jünger
Prefazione di Luigi Iannone

Ernst Jünger (1895-1998) è una delle personalità più controverse, complesse e suggestive del pensiero e della letteratura del xx secolo. Pensatore e romanziere dell’estremo, scavezzacollo dello spirito, a suo agio tanto in trincea quanto nella sua biblioteca, Jünger ha esercitato una forte fascinazione sul lettore, conducendolo oltre i consueti confini dell’“umano”, oltre quella maschera e quella catastrofe che è stato il xx secolo.
Sullo sfondo di un mondo dominato dalla tecnica, dove è sempre più difficile distinguere l’artificiale dal naturale, l’umano dall’inumano, l’autore suggerisce l’urgenza di una riflessione antropologica che, sulle tracce di alcuni temi centrali del pensiero jüngeriano, ponga al centro della propria attenzione i vecchie e i nuovi nodi problematici che caratterizzano la condizione umana del nostro secolo.

Manuel Rossini è stato docente incaricato di filosofia presso il Dipartimento di Filosofia e l’Istituto di Sociologia dell’Albert Ludwigs Universität di Freiburg i. Br. (Germania). Tra le sue pubblicazioni: Karl Löwith: la questione antropologica. Analisi e prospettive sulla “Menschenfrage” (Armando Editore, 2009); e con Luca Montanari L’ambivalenza della modernità. Karl Löwith, Rudolf Bultmann e i fondamenti cristiani dell’Occidente (Trauben, 2014). Ha curato il carteggio Karl Löwith-Leo Strauss, Oltre Itaca. La filosofia come emigrazione. Carteggio 1932-1971 (Carocci, 2012).

RASSEGNA STAMPA

UN ASSAGGIO

Prefazione all’edizione italiana

Siamo davvero contente che l’edizione italiana di questo libro abbia trovato posto nel catalogo ombre corte, una casa editrice che stimiamo molto, e per questo vogliamo ringraziare soprattutto Gianfranco Morosato per l’impegno con cui ha seguito la realizzazione di questo progetto e Nicolas Martino per la traduzione. Questa è un’inchiesta militante pubblicata in Argentina nel febbraio del 2019 e che nei mesi seguenti è servita per sviluppare una serie di dibattiti e interventi politici. L’abbiamo presentata durante seminari di formazione e discussioni pubbliche organizzate in diverse occasioni da sindacati, università, fiere di piccoli produttori indipendenti, organizzazioni di base e assemblee femministe. Il libro è diventato ben presto un’occasione per intrecciare un dibattito transnazionale: è stato discusso con molt* compagn* in Cile, Messico, Stati Uniti, Brasile (dove è stato tradotto dalla casa editrice Criação Humana), Germania, Porto Rico, Italia, Belgio ed Ecuador.
Contemporaneamente la lettura femminista del debito si è sviluppata e diffusa costruendo un linguaggio comune per tutta una serie di lotte molto diverse che vanno dalla resistenza ai processi di gentrificazione nella città di Buenos Aires alla lotta contro la riforma delle pensioni. Da quando nel 2017 lanciammo, come parte del collettivo NiUnaMenos e a distanza di alcuni mesi dal primo sciopero femminista internazionale, lo slogan “Vive, libere e senza debiti!”, questo approccio che tiene insieme violenza maschilista e violenza economica ha determinato la potenza del movimento sociale. A poco a poco i sindacati hanno fatto loro questa nostra parola d’ordine e lo stesso hanno fatto le lavoratrici licenziate e le studentesse. Tutto questo ha reso possibile un’analisi precisa di quella che chiamiamo “violenza finanziaria”, ma ha anche aperto un orizzonte di ricerca su ciò che significa disobbedire all’invasione delle nostre vite quotidiane da parte della logica finanziaria.
Ci teniamo, allora, a sottolineare come sia stata proprio questa dinamica a modificare radicalmente il modo di interpretare e lottare contro i piani di austerity imposti dal Fondo Monetario Internazionale ancora una volta sotto forma di debito estero. La tradizione delle lotte anticoloniali del nostro continente vive oggi una nuova vita grazie alla rivoluzione femminista. Lo Sciopero femminista transnazionale del 2020 in Argentina ha lanciato una parola d’ordine che ben esprime lo spirito con il quale il movimento femminista sfida la finanza e il suo governo: “Il debito lo avete voi con noi”. L’inversione dei termini creditore/debitore apre un orizzonte di insubordinazione e antagonismo tra sciopero da un lato e finanza internazionale dall’altro. È stato il femminismo, con la sua rivoluzione quotidiana, a rendere evidente come oggi il capitale abbia bisogno di esercitare una violenza specifica sui corpi e sui territori per estrarne valore. E questo il movimento lo ha fatto a partire dalle strade, dalle case e dalle piazze, reinventando anche la spazialità rivoluzionaria.
Ci teniamo ad aggiungere che questa italiana è un’edizione ampliata che raccoglie interventi nati dagli sviluppi del dibattito sul debito (debito e aborto, debito e crisi alimentare, debito e cura) e altri che analizzano il modo in cui la congiuntura della crisi di governo in Argentina sia stata segnata da questi dibattiti. Allo stesso tempo non va dimenticato come nell’ultimo anno le rivolte sociali nell’America meridionale – in Cile e Porto Rico in modo particolare, ma anche in Colombia ed Ecuador – siano state strettamente legate alla questione del debito. Abbiamo voluto, allora, che questa fosse un’edizione “viva”, capace cioè di raccogliere tutto ciò che il dibattito intorno al libro “originale” ha prodotto, ma anche di inserirsi direttamente all’interno di un lavoro politico che il movimento femminista sta realizzando su scale e geografie vaste e molteplici, e che nell’ultimo anno ha conosciuto un’intensità eccezionale. Il nostro augurio è che questo libro, anche in Italia, diventi un’arma al servizio dei desideri di disobbedienza.

Buenos Aires, marzo 2020