“Gente malfida”

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Francesco Germinario

pp. 127
Anno 2023 (marzo)
ISBN 9788869482526

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Descrizione

Francesco Germinario
“Gente malfida”
La critica degli intellettuali nella cultura di destra (1789-1925)

Anche se nel corso del Novecento non sono mai mancati intellettuali collocati a destra, questa ha sempre manifestato un vero e proprio rifiuto, o comunque un atteggiamento di sospetto nei confronti della figura dell’intellettuale. Cosa, del resto, presente anche nelle destre attuali.
Il volume indaga le origini storiche dell’atteggiamento della destra nei confronti degli intellettuali. Questi sono stati sempre visti come l’espressione della cultura dell’Illuminismo, nonché come i difensori dei diritti dell’uomo, essendo legati ai valori del cosmopolitismo e della ragione, accusata di produrre astrazioni. L’ostilità nei confronti degli intellettuali è già visibile nel corso della Rivoluzione francese con le polemiche di Edmund Burke e Joseph de Maistre. Tuttavia, essa si manifesta in modo molto più evidente negli anni dell’Affaire Dreyfus quando, in contrapposizione agli intellettuali come Zola impegnati nella battaglia affinché fosse riconosciuta l’innocenza dell’ufficiale di origine ebraica, la destra antipluralista, con scrittori come Maurice Barrès e Charles Maurras, promuove la figura dell’“intellettuale nazionalizzato”, fermo custode dei valori della nazione. Questa figura si riproduce anche negli scrittori tedeschi del primo dopoguerra, dal Thomas Mann delle Considerazioni di un impolitico allo Spengler del Tramonto dell’Occidente. La parabola dell’intellettuale nazionalizzato, figura peraltro molto diffusa nel corso della Grande Guerra, pone capo a quella dell’intellettuale del totalitarismo, la cui origine è da rintracciare nel Manifesto degli intellettuali fascisti, promosso da Giovanni Gentile nel 1925.

Francesco Germinario, ricercatore presso la Fondazione “Luigi Micheletti” di Brescia, ha conseguito in passato le abilitazioni a professore associato in Storia contemporanea e in Filosofia politica. Ha pubblicato numerosi volumi sulla storia della cultura di destra, l’immaginario antisemita, la visione mitica della politica, il fascismo delle origini. Tra i suoi ultimi lavori, Una cultura della catastrofe. Materiali per un’interpretazione dell’antisemitismo (Asterios, 2021); Il mito della cospirazione ebraica: nel laboratorio di Urbain Gohier. Un falsario antisemita e le sue teorie (Free ebrei, 2022).

Rassegna stampa

Il sole 24 ore – Domenica

 

UN ASSAGGIO

Indice

9 Introduzione
Intellettuale cosmopolita, intellettuale nazionalizzato, intellettuale totalitario

19 Capitolo primo. Alle origini dell’ostilità

1. Il dilemma di Barrès contro l”orgia dei metafisici”: “intellettuali” o “intelligenti”?; 2. Tra Burke, Maurras e Cochin: contro la philosophie, Kant e Rousseau; 3. Gaxotte: philosophes, bolscevichi e leggi storiche della rivoluzione; 4. L’alleanza fra philosophes e capitalisti; 5. De Maistre: dall’inesistenza dell’“uomo” agli uomini storicamente determinati

38 Capitolo secondo. La concretezza della Storia contro l’astrazione

1. Storia, concretezza e astrazione; 2. Ragione senza Storia e sradicamento dell’intellettuale

48 Capitolo terzo. Dagli intellettuali statalizzati di Sorel all’identità fra ebrei e intellettuali di Drumont

1. Critiche da sinistra? Sorel e Berth: gli intellettuali quali funzionari dello Stato borghese liberale; 2. Una nuova piaga sociale: il proletariato intellettuale; 3. Édouard Drumont e la declinazione antisemita della critica degli intellettuali: mandarini cinesi e plebe intellettuale francese; 4. Le lezioni dell’Affaire Dreyfus: la formazione dell’intellettuale nazionalizzato

65 Capitolo quarto. La risposta tedesca fra Mann, Spengler e il “destino tedesco” e la Weltanschauung di Goebbels

1. Thomas Mann contro il letterato della Zivilisation; 2. Oswald Spengler contro l’intellettuale metropolitano e le origini inglesi della Rivoluzione francese; 3. La sentenza di Spengler: contro il razionalismo plebeo; 4. La sentenza definitiva di Spengler: l’intellettuale è di sinistra; 5. La soluzione di Goebbels-Michael: la Weltanschauung contro l’astrazione
93 Capitolo quinto. La svolta fascista: la prassi come conoscenza e il Manifesto degli intellettuali fascisti

1. Mussolini e “Gerarchia”: aprire il dialogo con gli intellettuali; 2. Tra Farinacci e Curzio Suckert; 3. La soluzione fascista: lo squadrista quale soggetto di conoscenza del mondo; 4. Soffici 1923: un’arte per la nazione; 5. Il Manifesto degli intellettuali fascisti: alle origini della figura dell’intellettuale del totalitarismo

121 Bibliografia


 

Introduzione
Intellettuale cosmopolita, intellettuale nazionalizzato, intellettuale totalitario

1. Così un giornale di estrema destra di Saragozza nel 1936, agli inizi della guerra civile spagnola: “Per i poeti in erba, i filosofi tronfi, i giovani maestri e simili, noi non abbiamo altro che quel che proponeva il poema classico: un monaco per confessarli e un archibugio per ammazzarli” (cit. in Bennassar 2006, p. 107). La citazione è certamente meno famosa dell’episodio, spesso riportato in versioni lievemente differenti, dello scontro, peraltro avvenuto nello stesso anno, all’Università di Salamanca, fra Miguel de Unamuno e l’alto ufficiale franchista José Millan-Astray, il quale aveva attaccato le posizioni del filosofo al grido di “Viva la muerte, abajo la inteligencia!”. Ad avviso di Erich Fromm, uno dei tanti autori che si sofferma sull’episodio, “Unamuno, parlando del carattere necrofilo del grido ‘Viva la morte!’, è arrivato al nocciolo del problema del male” (Fromm 1978, p. 51). Ma qui c’è anche qualche aspetto che trascende le attenzioni dello psicanalista e la medesima divisione fra bene e male, o meglio – per mutuare le categorie d’analisi di Fromm – fra la necrofilia e la biofilia.
Se lo scontro fra Unamuno e Millan-Astray rivelava due concezioni della vita e della politica – nel caso dell’ufficiale, oltre a un’evidente necrofilia, già rilevata da Fromm, emergeva il radicalismo politico della sua posizione: sacrificare anche la propria vita per la causa -, la posizione della rivista fascista spagnola presentava un panorama cognitivo più limitato: essa delineava il sospetto e l’ostilità della destra antipluralista e fascisteggiante nei confronti degli intellettuali, un ceto accusato di diffondere teorie sovversive ed astratte, che potevano essere espiate solo con la morte, l’atto forse più concreto.
Si vedrà che la questione dell’astrazione e del sovversivismo congenito hanno costituito uno dei motivi fondamentali dell’ostilità delle destre antipluraliste nei confronti degli intellettuali. Qui si vedranno le origini di quest’ostilità, attraverso un confronto con i pensatori che la destra antipluralista ha eletto ad autori di riferimento, da De Maistre a Maurras, non trascurando autori a nostro avviso ritenuti a torto “minori”, da Cochin a Gaxotte, arrestando l’analisi al 1925, quando viene reso pubblico il Manifesto degli intellettuali fascisti, promosso da Giovanni Gentile.
Anche se alcune scelte erano già maturate negli anni precedenti, come, ad esempio, la fondazione dei Gruppi Universitari Fascisti (guf) nel 1921, a muovere da quella data, il regime fascista avrebbe dato vita a procedure di organizzazione dall’alto degli intellettuali, sol che si pensi alla fondazione dell’Istituto nazionale fascista di cultura, inserendoli all’interno del più generale processo di creazione dello Stato totalitario. Collocati all’interno dello Stato totalitario, gli intellettuali rinunciavano alle loro precedenti prerogative, a cominciare dalla difesa dei diritti dell’uomo, risultando eletti a difensori e a celebratori del regime politico fascista. In questo senso, il Manifesto del 1925 costituiva un salto di paradigma rispetto alla funzione ricoperta fino ad allora dall’intellettuale: non era più necessaria la figura dell’intellettuale nazionalizzato – una figura che, peraltro, si era già affermata nel corso della guerra, quando gli intellettuali europei, tranne poche eccezioni (Rolland, Zweig ecc.), si erano schierati ciascuno per la difesa degli interessi e delle ragioni della propria nazione (cfr. da ultimo, Bartolini, 2018) –: questo era stato un obiettivo su cui si era impegnata la destra rivoluzionaria formatasi alla fine dell’Ottocento, un’area politica si era battuta contro gli intellettuali democratici e socialisti che difendevano la causa del capitano di origini ebraiche Alfred Dreyfus. Non era più sufficiente, per gli intellettuali, rivendicare, com’era stato nel corso della guerra, gli interessi della propria nazione: ciò che il fascismo imponeva era la figura dell’intellettuale fascistizzato, nemico della figura dell’intellettuale fedele al cosmopolitismo e alla cultura dei diritti, nonché inserito nelle strutture dello Stato totalitario. […]

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