Futuri possibili

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Vincenza Pellegrino

pp. 226
Anno 2019
ISBN 97888694810782

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Descrizione

Vincenza Pellegrino
Futuri possibili
Il domani per le scienze sociali di oggi

Questo libro affronta il tema del futuro come “prodotto culturale”, ossia come insieme di rappresentazioni su quanto potrà accadere domani, e in particolare sulle possibilità di miglioramento della condizione umana. È questa, oggi, una sfida non da poco. Viviamo tempi incerti, in cui la narra- zione del Progresso, che aveva accompagnato le generazioni precedenti, appare sempre meno credibile (troppi conflitti, troppe diseguaglianze, troppi disastri ambientali). Ma proprio a partire da questa crisi, Vincenza Pellegrino avanza l’ipotesi che le aspirazioni a un futuro migliore per tutti – non solo per sé – siano ancora vive e diffuse tra le giovani generazioni, anche in forme nuove, e che la loro rimozione dal dibattito pubblico sia sintomo di una specifica dinamica politica. Assumendo questa prospettiva, il libro prende dunque in esame le categorie utilizzate dalla teoria sociale che si occupano del “futuro”, a partire dalle forme classiche della utopia e della distopia, ancora oggi rintracciabili nell’immaginario collettivo come reazione alla vita frenetica e precaria. Alla fine, emerge un quadro della no- stra epoca come specifico terreno di lotta tra forme di futuro moderne ago- nizzanti e nuove forme di futuro, di lotta tra ciò che è “probabile” e ciò che è “possibile”.

Vincenza Pellegrino è professoressa associata di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi presso l’Università di Parma, dove insegna Politiche Sociali e Sociologia della Globalizzazione, dirige il corso di perfezionamento in Welfare Pubblico Partecipativo ed è delegata del Rettore alle attività del Polo Universitario Penitenziario. Tra i suoi numerosi lavori, per i nostri tipi ha curato R/esistenze precarie (2016).

RASSEGNA STAMPA

UN ASSAGGIO

Introduzione
Cosa significa studiare il futuro?

Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi, molto prima che accada.
Rainer Maria Rilke (1904)

Questo libro affronta il tema del futuro come “prodotto culturale”, cioè come insieme di produzioni culturali (immagini, rappresentazioni di diverso tipo, argomentazioni, numeri) su quanto potrà accadere domani. In particolare, l’impegno sarà quello di esplorare la produzione culturale sui futuri auspicabili, cioè sulla possibilità di migliorare la condizione umana, per come tale possibilità viene declinata in particolari contesti storici e sociali.
Oggi è una sfida non da poco. Viviamo tempi incerti: le conseguenze negative delle tecnologie paiono adombrare le promesse fatte in passato; il governo delle economie globali sembra fuori portata per qualsiasi istituzione moderna; la disoccupazione giovanile in Europa aumenta senza sosta, la precarizzazione delle esistenze si fa radicale. Insomma, il futuro qui da noi perde le sue precedenti vesti “splendide e progressive” e si fa più incerto. La depressione collettiva che ne consegue pare nutrire un tipo particolare di conservatorismo, trasversale alle diverse classi sociali e ai posizionamenti politici: è la crisi della narrazione Progresso, che aveva accompagnato le generazioni precedenti e che oggi diviene poco credibile (troppi conflitti, troppi disastri ambientali, troppe diseguaglianze). Allora l’implicito che di progresso “non ce n’è per tutti” dilaga come fosse un dato di natura. Così, la corsa forsennata verso “innovazioni spendibili” si combina ad una nostalgia di massa per la “prima modernità” del recente passato, quello dove la fede nella Scienza e nel Progresso sostenevano meglio le fatiche quotidiane. Così, il futuro desiderato finisce per assomigliare sempre più al passato, si diffondono le “retrotopie” (nostalgie del passato e dei futuri sognati nel passato), e sui muri si legge: “Ah, non c’è più il futuro di una volta!”.
Ma proprio a partire dalla storia di questa specifica crisi, la mia analisi propone l’ipotesi che le aspirazioni ad un futuro migliore per tutti (non solo per sé) siano vive e diffuse tra le giovani generazioni di oggi, e che la loro rimozione dal dibattito pubblico sia da intendere come specifica dinamica politica.
L’analisi sarà discussa in due volumi: questo primo libro è finalizzato a fornire un quadro teorico di riferimento per analizzare le diverse forme di elaborazione di futuro che circolano nella società contemporanea, come esito di processi sociali e culturali legati alla modernità e ai suoi travagli; il secondo – di prossima pubblicazione – esporrà i risultati delle ricerche empiriche che hanno raccolto il futuro immaginato oggi in diversi gruppi sociali.
Esplorando l’elaborazione immaginaria sul futuro all’interno di questi gruppi, alcuni dei quali per nulla coinvolti in percorsi di tipo associativo o di partecipazione civico-politica, si ritrovano visioni ricorrenti di un futuro auspicabile. Al centro di tali visioni vi è, ad esempio, la cura del vivente (per citare un giovane: “un progresso post-igienico”). O ancora, troviamo ripetutamente un futuro dove il lavoro assume un altro significato sociale: il salario si è evoluto in forme nuove di baratto tra servizi, e molto tempo è stato “liberato” dal lavoro. O ancora, ricorre un futuro auspicabile dove il confinamento per nascita non è più legittimo, la cittadinanza è divenuta “pluri-nazionale”, ampie zone di frontiera sono organizzate ai fini specifici dell’accoglienza dei nomadi sulla base di particolari diritti-doveri dell’abitare-insieme che attengono alla “ospitalità globale reciproca” (immaginate le forme del co-housing sociale, della proprietà collettiva, e così via).
Queste visioni mostrano “vocabolari politici emergenti” disseminati come rizomi in gruppi e ambienti diversi dove parole sino a poco tempo fa quasi inesistenti, come “beni comuni” o “scambioteche” per fare qualche esempio, hanno una ricorrenza inaspettata. Certo sono parole ambivalenti, spesso utilizzate con significati diversi, che però mostrano la presa di distanza dal sistema tardocapitalista, esprimono un certo risveglio dalla sua fascinazione e dal nostro “darlo per scontato”. In tal senso, la mia analisi tenta di fare il ritratto della nostra epoca come specifico terreno di lotta tra forme di elaborazioni di futuro moderne ma “agonizzanti” e forme di futuro che tentano di nascere dalla crisi della narrazione di Progresso, ciò che più avanti avremo modo di definire nei termini di lotta tra “probabilità” e “possibilità”.

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