Segnalatore d’incendio

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Michael Löwy

pp. 128
Anno 2022 (settembre)
ISBN9788869482311

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Descrizione

Michael Löwy
Segnalatore d’incendio
Una lettura delle tesi Sul concetto di storia di Walter Benjamin

“Le tesi Sul concetto di storia di Walter Benjamin costituiscono uno dei testi filosofici e politici più importanti del xx secolo. Nel pensiero rivoluzionario è forse il documento più significativo dopo le Tesi su Feuerbach di Marx. Testo enigmatico, allusivo, perfino sibillino, il suo ermetismo è costellato di immagini, di allegorie, di illuminazioni, cosparso di strani paradossi, attraversato da intuizioni folgoranti.
Per riuscire a interpretare questo testo, mi pare indispensabile situarlo nel complesso dell’opera benjaminiana. Cerchiamo di ritrovare, nel movimento del suo pensiero, i momenti che preparano o annunciano il testo del 1940.
La filosofia della storia di Benjamin attinge a tre fonti molto diverse: il romanticismo tedesco, il messianismo ebraico, il marxismo. Non si tratta di una combinatoria o di una “sintesi” eclettica di queste tre prospettive (apparentemente) incompatibili, ma dell’invenzione, a partire da esse, di una concezione nuova, profondamente originale. Non si può spiegare il suo modo di procedere con una qualche ‘influenza’: le differenti correnti di pensiero, i diversi autori da lui citati, gli scritti dei suoi amici sono materiali con i quali egli costruisce un edificio proprio, elementi grazie ai quali realizza un’opera di fusione alchemica, per fabbricare con essi l’oro dei filosofi”.

Michael Löwy è direttore di ricerca emerito del cnrs e autore di numerosi lavori, dal suo primo saggio su La pensée di Che Guevara (Maspero, 1970) ai suoi scritti su Weber, Kafka o Benjamin, l’ebraismo libertario nell’Europa centrale o la teologia della liberazione in America Latina. Tra i suoi testi tradotti in italiano: Redenzione e utopia (Bollati Boroghieri, 1992), Kafka sognatore ribelle (elèuthera, 2014) e, per i nostri tipi, La rivoluzione è il freno di emergenza (2020), Ecosocialismo (2021).

RASSEGNA STAMPA

UN ASSAGGIO

Indice

7 Introduzione

Romanticismo, messianismo e marxismo nella filosofia della storia di Walter Benjamin

31 1. Una lettura delle tesi Sul concetto di storia

163 2. Apertura della storia

179 Über den Begriff der Geschichte


 

Indice dei nomi

Introduzione
Romanticismo, messianismo e marxismo
nella filosofia della storia di Walter Benjamin

 

Walter Benjamin non è un autore come gli altri: la sua opera frammentaria, incompiuta, talvolta ermetica, spesso anacronistica, e tuttavia sempre attuale, occupa un posto singolare, addirittura unico, nel panorama intellettuale e politico del xx secolo.
Era soprattutto un critico letterario, un “letterato”, più che un filosofo, come riteneva Hannah Arendt? Io penso invece – come Gershom Scholem – che fosse un filosofo, anche quando scriveva di arte o letteratura. Il punto di vista di Adorno è simile a quello di Scholem, come risulta da una lettera (inedita) ad Hannah Arendt: “A mio avviso, ciò che definisce il significato di Benjamin per la mia vita intellettuale è evidente: l’essenza del suo pensiero in quanto pensiero filosofico. Non ho mai potuto intendere la sua opera a partire da un’altra prospettiva […] Certo, sono consapevole della distanza tra i suoi scritti e ogni concezione tradizionale della filosofia”.
La ricezione di Benjamin, specie in Francia, si è interessata prioritariamente all’aspetto estetico della sua opera, con la tendenza a considerarlo soprattutto uno storico della cultura. Ora, senza trascurare questo aspetto della sua opera, bisogna riconoscere che il suo pensiero ha una portata assai più ampia, che mira nientemeno che a una nuova comprensione della storia umana. Gli scritti sull’arte e sulla letteratura possono essere compresi solo in relazione a questa visione complessiva, che li illumina dall’interno. La sua riflessione costituisce un tutto, nel quale arte, storia, cultura, politica, letteratura e teologia sono inseparabili.
Di solito, classifichiamo le diverse filosofie della storia secondo il loro carattere progressista o conservatore, rivoluzionario o nostalgico del passato. Walter Benjamin sfugge a questi schemi. È un critico rivoluzionario della filosofia del progresso, un avversario marxista del “progressismo”, un nostalgico del passato che sogna l’avvenire, un romantico partigiano del materialismo. Egli è, in tutti i sensi della parola, “inclassificabile”. A ragione Adorno lo definiva un pensatore “al di fuori di qualsiasi corrente”. La sua opera si presenta in effetti come una sorta di masso erratico al confine delle grandi tendenze della filosofia contemporanea.
Perciò è inutile cercare di reclutarlo in uno dei due grandi schieramenti che oggi lottano per l’egemonia sulla scena (o sarebbe meglio dire sul mercato?) delle idee: il modernismo e il postmodernismo. […]

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