I bisogni artificiali

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Razmig Keucheyan

pp. 175
Anno 2021 (25 febbraio)
ISBN 9788869481833

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Descrizione

Razmig Keucheyan
I bisogni artificiali
Come uscire dal consumismo
Traduzione di Gianfranco Morosato

Il capitalismo genera bisogni artificiali sempre nuovi. Quello di acquistare l’ultimo iPhone, ad esempio, o prendere l’aereo per raggiungere la città accanto. Questi bisogni non solo sono alienanti per la persona, ma anche ecologicamente dannosi. La loro proliferazione è alla base del consumismo, che a sua volta intensifica l’esaurimento delle risorse naturali e l’inquina- mento ambientale. Nell’era di Amazon, il consumismo raggiunge il suo “stadio supremo”.
Questo libro pone una semplice domanda: come mettere fine a questa proliferazione di bisogni artificiali? Come uscire, di conseguenza, dal consumismo capitalista? La riflessione si articola in capitoli tematici, dedicati al- l’inquinamento luminoso, al consumo compulsivo e alla garanzia dei beni, per elaborare una teoria critica del consumismo. Essa fa dei bisogni “autentici” definiti collettivamente, in rottura con i bisogni artificiali, il cuore di una politica dell’emancipazione nel xxi secolo. Lungo il percorso, il libro evoca la teoria dei bisogni di Karl Marx, André Gorz e Agnes Heller. Per questi autori, i bisogni “autentici” hanno un potenziale rivoluzionario. Come diceva Marx, “una rivoluzione radicale può essere soltanto la rivoluzione dei bisogni radicali”.
“Chiamo ‘artificiali’ i bisogni che, da un lato, non sono ecologicamente sostenibili, che danno luogo a un sovrasfruttamento delle risorse naturali, dei flussi energetici, delle materie prime; dall’altro, i bisogni che l’individuo o la collettività sentono che in qualche modo danneggiano la soggettività, i bisogni che non danno luogo a forme di soddisfazione duratura. Bisogni alienanti, in un certo senso. L’ossessione per l’ultimo ritrovato della tecnologia, per l’ultimo capo di abbigliamento, per l’ultimo modello d’auto, questa ossessione per la novità insita nel sistema capitalista è una delle dimensioni del carattere artificiale dei bisogni” (Razmig Keucheyan).

Razmig Keucheyan è professore di sociologia all’Università di Bordeaux. È autore di Constructivsme. Des origines à̀ nos jours (Hermann, 2007) e di Hémisphère gauche. Cartographie des nouvelles pensées critiques (La Découverte, 2017, 3a ed.). Ha curato un’antologia dei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, con il titolo Guerre de mouvement et guerre de position (La fabrique, 2012). Per i nostri tipi ricordiamo La natura è un campo di battaglia. Saggio di ecologia politica (2019).

RASSEGNA STAMPA

UN ASSAGGIO

Indice

9 Prologo. L’ecologia della notte

Il diritto all’oscurità; L’egemonia della luce; Sorvegliare e illuminare; Un movimento contro la “perdita della notte”; I bisogni, questione del secolo

27 Capitolo primo. Una teoria critica dei bisogni

Dall’alienazione all’ecologia politica; Alla ricerca dei bisogni autentici; I bisogni hanno una storia; I due paradossi dei bisogni radicali; L’essenza del genere

54 Capitolo secondo. Deprivazione

Biocapitalismo; Cosmocapitalismo; Movimenti di desalienazione; L’alienazione come deprivazione; Freni d’emergenza

66 Capitolo terzo. Dipendenza dalla merce

I disturbi del consumo compulsivo; Debitori anonimi; Lavoratori antialcolici; Filosofia della semplicità; Collettivi a misura d’uomo

80 Capitolo quarto. Cambiare le cose

Il sistema degli oggetti; “Make it new!”; La garanzia e la lotta di classe; Breve storia della garanzia; Cosa scegliere; Proteggere l’investimento; Il mercato delle estensioni della garanzia; Aprire la scatola nera della merce

122 Capitolo quinto. Un comunismo del lusso

I beni emancipati; Un lusso per tutti; L’infrastruttura dell’uguaglianza

132 Capitolo sesto. Politica dei bisogni

Nuove alleanze; Il consumatore come produttore; Da Il paradiso delle signore ad Amazon; Plusvalore logistico e vulnerabilità del capitale

150 Capitolo settimo. Alla ricerca della democrazia ecologica

Scenari di transizione ecologica; Lo spettro di una “dittatura sui bisogni”; Teatro delle negoziazioni; Una Assemblea del futuro?; Municipalismo libertario e potere dei consigli

173 Capitolo ottavo. Ritorno al futuro: Gramsci con Gorz


 

Prologo
L’ecologia della notte. Il diritto all’oscurità

Non figura nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, né nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948. Eppure il diritto all’oscurità sta diventando un nuovo diritto umano. L’oscurità, un diritto? L’“inquinamento luminoso” è una delle emergenze del nostro tempo. Esso segnala la crescente onnipresenza nelle nostre vite della luce artificiale, che a sua volta comporta la scomparsa dell’oscurità e della notte. Come le particelle sottili, i rifiuti tossici e i perturbatori endocrini, la luce, superata una certa soglia, diventa un inquinante. Negli ultimi cinquant’anni del secolo scorso, il livello di illuminazione nei paesi sviluppati è aumentato di dieci volte.
Di conseguenza, quello che in origine era un progresso, l’illuminazione pubblica e degli interni, che ha consentito una diversificazione e un arricchimento senza precedenti delle attività umane notturne, si è trasformato in un fastidio. L’inquinamento luminoso è innanzitutto dannoso per l’ambiente, per la flora e la fauna. Gli uccelli migratori, ad esempio, sono disorientati dall’alone luminoso che avvolge le città. Questo li porta a migrare per stabilirsi anticipatamente nelle loro zone estive, o a volare attorno a questo alone fino allo sfinimento e talvolta alla morte. Lo stesso vale per alcuni insetti attratti dalla luce. La luce naturale è un meccanismo di attrazione e repulsione che struttura il comportamento delle specie. Per le piante, l’intensità e la durata della luce sono un indicatore delle stagioni. Una luce troppo forte che prolunga artificialmente la giornata ritarda i processi biochimici con cui si preparano per l’inverno.
Ma l’inquinamento luminoso è soprattutto un disturbo per l’essere umano. Rende l’addormentamento difficile per molte persone, perché ritarda la sintesi della melatonina, nota come “ormone del sonno”. Il corpo umano è composto da un insieme di orologi biologici, i cui cicli sono determinati dal susseguirsi del giorno e della notte, anch’esso a fondamento di altri cicli mensili e stagionali. “Ritmo circadiano” è il termine che indica questo insieme: “circadiano”, dal latino circa (intorno) dies (giorno).
L’inquinamento luminoso altera questo ritmo. La melatonina regola la secrezione di altri ormoni e la sua deregolamentazione influi-sce su molti aspetti del nostro metabolismo: pressione sanguigna, stress, affaticamento, appetito, irritabilità o attenzione. Il colore blu, che è particolarmente presente nello spettro luminoso delle nuove tecnologie – schermi della televisione, del computer o dei telefoni cellulari – è particolarmente nocivo al riguardo.
Gli studi di medicina concordano nello stabilire un legame tra l’inquinamento luminoso e il cancro, in particolare al seno. Un articolo apparso nel 2008 in una rivista di cronobiologia – la scienza degli effetti del tempo sugli esseri viventi – mostra una covariazione tra il livello di illuminazione artificiale in una regione e la percentuale di cancro al seno in Israele. La luce artificiale è lungi dall’essere il solo fattore che incide sulla formazione dul cancro al seno. Ma è uno di essi. Oltre a regolare il nostro orologio biologico, la melatonina è un antiossidante, e una delle sue funzioni è combattere le cellule tumorali. Un’alterazione della sua ritmicità ha perciò un impatto sulla probabilità di esserne vittima.

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