Capitalismo in quarantena

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Anselm Jappe Gabriel Zacarias Clément Homs Sandrine Aumercier

pp. 182
Anno 2021 (settembre)
ISBN 9788869481970

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Descrizione

Anselm Jappe, Sandrine Aumercier, Clément Homs, Gabriel Zacarias
Capitalismo in quarantena
Pandemia e crisi globale

Questo lavoro è stato pubblicato in Francia quando stava terminando la prima ondata di coronavirus, ma il tempo trascorso non ne sminusce l’attualità né l’efficacia del metodo con il quale analizza la crisi pandemica. Si propone infatti di confrontarsi non su questioni contingenti, ma di mettere in relazione i più recenti accadimenti socio-economici e politici con una riflessione sul tema del rapporto tra capititalismo e condizione pandemica. La tesi su cui insiste è che siamo di fronte a una pandemia socio-naturale legata al capitalismo e alla sua crisi strutturale (economica, sociale ed ecologica), che data dall’inizio degli anni Settanta. Il virus non è la causa della crisi globale della società capitalista mondiale, ma piuttosto un suo acceleratore, che getta inoltre una luce impietosa sulle logiche economiche, politiche e di controllo che governano la nostra società.
La crisi pandemica e i relativi interventi pubblici sono dunque letti guardando all’insieme del processo di crisi fondamentale, al rapporto capitale/ Stato, alla crisi della valorizzazione e al ruolo delle politiche pubbliche nel “governo“ dei processi in corso.
In questi mesi, la gestione dell’epidemia è stata spesso ondivaga, stretta com’era tra gli imperativi inconciliabili di salvare le vite (senza le quali non c’è economia) o l’economia (senza la quale, in un regime capitalista, non si possono salvare le vite). Ora si crede di aver salvato capra e cavoli con i vaccini. Ma basterà un liquido a salvare l’umanità e il capitalismo allo stesso tempo?

Anselm Jappe, filosofo, docente di estetica all’Accademia di Belle Arti di Sassari. Tra i suoi lavori: Guy Debord (manifestolibri, 1999, 2013) e Le avventure della merce (Aracne, 2019).
Gabriel Zacarias, professore all’Università di Campinas (São Paulo). Autore dei libri No espelho do terror: jihad e espetaculo (Elefante, 2018) e The Situationist International: A Critical Handbook (Pluto Press, 2020, con Alastair Hemmens).
Clément Homs, si occupa della rivista “Jaggernaut”, della casa editrice Crise et critique e del sito palim-psao.fr con cui diffonde la teoria della critica del valore nel mondo francofono. Autore di numerosi articoli e contributi di critica sociale.
Sandrine Aumercier, psicanalista. Autrice di Tous écoresponsables? Capitalisme vert et responsabilité inconsciente (Libre et Solidaire, 2019) e Le Mur énergétique du capital (Crise et critique, 2021).

RASSEGNA STAMPA

UN ASSAGGIO

Indice

7 Prefazione all’edizione italiana

13 Introduzione. Crisi del Coronavirus ed esaurimento strutturale del capitalismo

17 Capitolo primo. Il virus nel contesto della crisi globale del capitalismo

25 Capitolo secondo. Cosa non è la crisi del Coronavirus

36 Capitolo terzo. Il grande confinamento del capitalismo: il trionfo dello Stato sull’economia?

61 Capitolo quarto. Crisis in progress. Crisi del Coronavirus, capitale fittizio e processo di crisi fondamentale

80 Capitolo quinto. La vita può essere così poca cosa: sorveglianza, patriarcato in confinamento e “sopravvivenza aumentata”

103 Capitolo sesto. Tempi difficili o grandi speranze?

111 Capitolo settimo. Lo Stato e l’economia molleranno la loro preda?

125 Epilogo


 

Prefazione all’edizione italiana

“Universale amore/ ferrate vie, molteplici commerci/ Vapor, tipi e choléra i più divisi/ popoli e climi stringeranno insieme”, scriveva Giacomo Leopardi nel 1835 nella Palinodia al marchese Gino Capponi, la sua sferzante satira sulla fiducia nel “progresso”. Questo verso era profetico non solo perché lo stesso Leopardi sarebbe morto due anni dopo durante l’epidemia di colera a Napoli, ma anche perché, con la sua suprema lucidità, comprese che la globalizzazione operata dai mezzi di trasporto (ferrovie, navi a vapore), dai mezzi di comunicazione (“tipi”), dal commercio e da nuove ideologie (“universale amore”) comportava la diffusione di nuove epidemie. In quel tempo il colera faceva la sua prima comparsa in Europa. Un secolo dopo, nei paesi “sviluppati”, l’umanità progredita era convinta che le pandemie appartenessero ormai a un passato buio, ma superato. Passò meno di un secolo e, insieme a tante altre certezze, sarebbe svanita anche questa.
Questo testo è stato scritto, in francese, da quattro membri del collettivo redazionale della rivista francese “Jaggernaut” che si propone di diffondere nel mondo francofono la “critica del valore”: una critica radicale della società capitalista e delle sue basi – il lavoro, la merce, il valore, il denaro. Questa critica si fonda su una parte della teoria di Karl Marx, ma senza riconoscersi direttamente in nessuno dei marxismi storici. Fu elaborata inizialmente, a partire dal 1987, dalle riviste tedesche “Krisis” e poi “Exit!”, il cui autore più conosciuto era Robert Kurz.
La stesura di questo lavoro è cominciata poco dopo l’inizio del confinamento generalizzato nei paesi europei nel marzo 2020 e si è conclusa all’inizio di luglio dello stesso anno. Il libro è stato pubblicato a fine agosto, con il titolo De virus illustribus. Crise du coronavirus et épuisement structurel du capitalisme, dalle edizioni Crise et critique, gestite dalla redazione di “Jaggernaut”, e contemporaneamente in Brasile dall’editore Elefante con il titolo Capitalismo em quarentena. Questa precisazione non è superflua, perché il lettore italiano deve naturalmente tenere conto della data. Molte cose si presentavano in modo assai diverso all’inizio di quella che ora, in retrospettiva, viene chiamata “prima ondata”.
Ci si ricorderà a lungo della grandissima sorpresa che colpì allora tutti i settori della società e dell’estrema incertezza che regnava. Da un lato, molti si aspettavano (con timore o, più raramente, con speranza) un crollo di dimensioni inaudite dei mercati finanziari, e di tutta l’economia capitalista. Alla fine non è andata così, anche perché gli Stati hanno sostenuto l’economia spingendo il loro indebitamento a livelli prima ritenuti impossibili. Uno degli obiettivi della nostra analisi “a caldo” era di comprendere i mutamenti nel rapporto tra Stato ed economia, visto che la critica del valore ha sempre messo in rilievo il predominio strutturale del polo economico su quello statale nella società della merce. Inoltre era necessario sottolineare che la pandemia non ha affatto affossato, in quanto fattore esterno, un’economia mondiale fino allora florida, come affermano gli organismi ufficiali. Il Covid ha semplicemente accelerato quella crisi fondamentale in cui il capitalismo si dibatte da decenni e da cui non uscirà più.
Le singole cifre, le situazioni particolari evocate in questo libro sono spesso non più attuali dopo più di un anno, trascorso tra la sua stesura e la sua pubblicazione in italiano. Ma il fatto stesso che esca comunque in Italia e nello stesso momento anche in Portogallo e in Spagna, dimostra che le sue analisi di fondo mantengono una loro validità. Il numero dei morti di Covid-19 nel mondo è circa triplicato in questo intervallo; si sono viste una seconda, terza, quarta ondata (si cominciava a perdere il conto), che spesso hanno pesantemente colpito i paesi relativamente risparmiati dalla prima ondata; uno degli “attori” più spesso evocato in questo libro, Donald Trump, ha dovuto abbandonare il palcoscenico; un gigantesco recovery plan promette di rimettere in moto l’economia europea al prezzo di un indebitamento stratosferico; i media diffondono cifre sul “ritorno della crescita” sempre prossimo e mai già avvenuto; e finalmente la vaccinazione delle popolazioni dovrebbe permettere di girare definitivamente la pagina e poter “riaprire tutto”. Ciò nonostante – tale è la nostra scommessa – non sono diventate caduche le conclusioni che la pandemia ha permesso di stabilire per quanto riguarda il rapporto tra Stato e economia nel capitalismo, tra salute e profitto, tra normalità e stato di eccezione. Anche se la pandemia dovesse veramente passare, ci avrà permesso una maggiore comprensione del funzionamento del capitalismo declinante (magra consolazione, certo!).