Gennaro Avallone
Sfruttamento e resistenze
Migrazioni e agricoltura in Europa, Italia, Piana del Sele
 
pp. 136
€ 13,00
isbn 9788869480713

il libro
Questo libro parla di lavoro e fatica, di vite alla ricerca di un futuro migliore: di vite e lavoro di persone che producono ciò che mangiamo. La produzione del cibo è sempre più nascosta da pubblicità, brand, marchi, racconti, che fanno dimenticare a che prezzo e dentro quali rapporti sociali i beni agricoli diventano disponibili. Questo lavoro mette al centro, invece, proprio il lavoro vivo nei campi, negli allevamenti, sotto le serre, guardando ai migranti, sempre più protagonisti a livello mondiale dell'industria agricola capitalistica, e a un insieme di territori, quelli del Sud Europa, del Mezzogiorno e dell'enclave della Piana del Sele, nella provincia di Salerno.
È il lavoro, con le sue caratteristiche e modalità di svolgimento, a costituire il punto di vista privilegiato di questa ricerca. Il mondo dell'agricoltura viene osservato dal lato del lavoro vivo, concentrandosi sui rapporti sociali di produzione vigenti prima che tutto venga assorbito dal marketing e subordinato ai superprofitti delle grandi imprese internazionali e multinazionali finanziarizzate. Per questo motivo, la ricerca si è avvalsa soprattutto di interviste e colloqui con una molteplicità di lavoratrici e lavoratori, condividendo con loro ore e ore di vita quotidiana. È con questa densità - la densità della vita, dei progetti connessi alle migrazioni e dei rapporti di produzione fondati sullo sfruttamento - che la ricerca ha cercato di entrare in comunicazione, per restituire un quadro delle relazioni di potere che governano l'agricoltura capitalistica e delle strategie che i lavoratori mettono in atto per non farsi sopraffare e proteggere sé stessi, rivendicando diritti e dignità.

l'autore
Gennaro Avallone è ricercatore in sociologia dell'ambiente e del territorio presso l'Università di Salerno e membro di Flacso-España. Tra le sue pubblicazioni: La sociologia urbana e rurale. Origini e sviluppi in Italia (Liguori, 2010). Di Jason W. Moore e di Ramón Grosfoguel ha curato, rispettivamente, Ecologia-mondo e crisi del capitalismo. La fine della natura a buon mercato (ombre corte 2015) e Rompere la colonialità. Razzismo, migrazioni ed islamofobia nella prospettiva decoloniale (Mimesis, 2017).



 
Libero Federici
Il misterioso eliotropismo
, politica e diritto in Walter Benjamin
 
pp. 141
€ 13,00
isbn 9788869480621

il libro
La liminare e poliedrica filosofia benjaminiana viene qui presentata come una costellazione di rimandi il cui orizzonte di senso è costituito dalla critica dei principi identitari impropriamente presenti a ogni livello (filosofico, politico, giuridico, storico, ecc.), dalla denuncia genealogica del "mito" nelle sue diverse forme e concrezioni. Il mito, configurandosi come concettualizzazione di ogni datità, costituisce un continuo e immediato discorso che naturalizza l'essere delle cose fabbricando narrazioni e legittimazioni relative a una condizione di immutabilità. La prospettiva mitico-destinale innesca e consolida determinazioni ideologiche, politiche e normativo-simboliche a cui attengono sempre rapporti di necessità. Le varie tematiche presenti in Benjamin - tra cui la questione della lingua, la duplice concezione dell'esperienza, la dimensione della violenza, la critica dello storicismo, dell'evoluzionismo riformistico socialdemocratico e del fascismo, la dottrina della sovranità, la tradizione degli oppressi, lo stato d'eccezione, l'impero della merce - vengono analizzate nella loro matrice identitaria a cui fa da contrappunto l'elaborazione di orizzonti in cui, suggestivamente ma produttivamente, possono germogliare mai sopiti spazi di differenza: "come i fiori volgono il capo verso il sole, così, per un eliotropismo di natura misteriosa, ciò che è stato tende a rivolgersi verso quel sole che sta per sorgere nel cielo della storia".
"Questo libro sembra quasi ripiegarsi sui testi per ascoltarne il senso evitando di distrarsi da essi o di forzarli per estrapolarne una lezione, [...] riesce a cogliere un tono, un accordo di fondo che [...] ha l'effetto di immergere chi legge nel pensiero di Benjamin alla ricerca del punto che illumina l'insieme del caleidoscopio, il prisma delle diverse tematiche: [...] il prezioso pregio di questo studio è la sua grande concentrazione, che permette di tenere insieme, di ritrovare al termine del percorso le intuizioni accese al principio" (dalla prefazione di Laura Bazzicalupo).

l'autore
Libero Federici è Dottore di Ricerca in Teorie del diritto e della politica e studioso di filosofia politica, morale e storia delle dottrine politiche. È autore del libro L'egualitarismo di Filippo Buonarroti (Il Prato, 2006, con una prefazione di Luciano Canfora).



 
Marco Fama
Il governo della povertà ai tempi della (micro)finanza
 
pp. 177
€ 15,00
isbn 9788869480584

il libro
Nei confronti di coloro che il linguaggio dominante identifica e definisce come "poveri" vige ancora oggi un atteggiamento ambiguo, spesso compassionevole e talvolta persino pieno di ammirazione. E tuttavia, a seconda delle esigenze del caso, la pietà si trova a cedere continuamente il passo alla forca. Certo è che, a dispetto della narrativa che li colloca ai margini, i poveri hanno storicamente assolto molte funzioni: da capro espiatorio su cui si abbatte, proietta e riproduce il dominio delle classi egemoni, a monito mediante il quale incentivare l'auto-attivazione produttiva dei soggetti, a base sociale e carne per la riproduzione della ricchezza dei ricchi e del potere dei potenti. L'autore mostra come oggi, attraverso la leva retorica della "lotta" alla povertà, quote crescenti della popolazione mondiale vengano immesse direttamente nel cuore delle nuove catene spaziali e sociali di comando, drenaggio e accumulazione globalmente strutturate dalla finanza. Vi è un nuovo paradigmatico modo di "governare" la povertà - di cui la microfinanza è emblematica - che fa leva sul debito, quale strumento di soggettivazione e di assoggettamento che supera di gran lunga, in quanto a pervasività, sia l'elemosina medioevale che il salario. Spaziando all'interno di vari campi del sapere, l'autore mette in luce la relazione che intercorre tra il divenire del capitale, le trasformazioni della cooperazione allo sviluppo e l'imporsi di un peculiare ordine discorsivo che, spingendo gli individui ad assumere uno sguardo introspettivo sulla propria condizione, funge da meccanismo di legittimazione delle crescenti disuguaglianze che caratterizzano l'economia-mondo contemporanea.

l'autore
Marco Fama è dottore di ricerca in sociologia dei fenomeni politici. Ha svolto ricerche in Messico e Nicaragua sui temi della finanziarizzazione, della povertà e dello sviluppo rurale. Attualmente collabora con l'Università della Calabria, continuando ad occuparsi di tematiche inerenti alla cooperazione internazionale ed alle trasformazioni del capitalismo.



 



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