Guido Chelazzi
La coscienza di Hosa
Storia e responsabilità di un umano dell'Antropocene
 
pp. 104
€ 10,00
isbn 9788869481390

il libro
Il tempo del negazionismo ambientale è scaduto. Oramai l'Antropocene è entrato nell'immaginario collettivo, per esprimere la profonda transizione in atto negli ecosistemi planetari, di cui siamo attori e spettatori. La discussione sulle responsabilità è aperta. Come si è arrivati a questo stato di cose, per quali dinamiche e quando si è imboccata la strada dell'Antropocene? E soprattutto, quali possibilità concrete abbiamo di venirne fuori, e con quali politiche? Servirà rivedere profondamente i modelli di sviluppo, fino addirittura a imporre una frenata alla crescita economica e al progresso, oppure si può andare avanti fiduciosi nel fatto che la scienza e la tecnica salveranno l'umanità e il pianeta dalla catastrofe? Esistono alternative a queste contrapposizioni e allo scontro ideologico che ne deriva?
Il saggio affronta da una prospettiva antropologica ed ecologica queste domande, in riferimento alla storia profonda del rapporto fra cultura e natura umana, portando al centro della discussione il tema della consapevolezza e della responsabilità individuale. Hosa, un umano qualunque di un qualsiasi paese ricco e sviluppato, s'interroga sulla propria storia e sul proprio futuro e giunge alla conclusione che non abbiamo alibi: a differenza degli umani del passato noi, abitanti del mondo antropocenico, siamo ampiamente informati di cosa è accaduto nel corso della nostra storia naturale e culturale e di cosa sta accadendo oggi in conseguenza delle nostre azioni. E dunque ognuno, in prima persona, è responsabile del mondo che lascerà in eredità alle generazioni future.

l'autore
Guido Chelazzi è professore di Ecologia presso l'Università degli Studi di Firenze. Fra i suoi libri: L'impronta originale. Storia naturale della colpa ecologica (Einaudi, 2013); Inquietudine migratoria. Le radici profonde della mobilità umana (Carocci, 2016).



 
Pierpaolo Ascari
Corpi e recinti
Estetica ed economia politica del decoro
 
pp. 134
€ 13,00
isbn 9788869481406

il libro
Le politiche per il decoro occupano da qualche tempo una posizione di punta nelle strategie per il governo dei comportamenti e delle diseguaglianze sociali. Apparentemente il divieto di stendere il bucato alle finestre o di coricarsi sulle panchine di un parco sembrerebbe rinviare al confine tra le prerogative del giudizio estetico e i problemi di ordine morale, ma osservate più da vicino tutte queste proibizioni si rivelano il prolungamento della guerra ai poveri e delle politiche migratorie con altri mezzi. Quelle che il decoro bandisce sono le impronte urbane della classe e della razza, la memoria vivente di una città sufficientemente porosa da lasciar intravvedere gli aspetti meno neutrali del paesaggio connaturato al potenziamento della rendita e del profitto. Delle pessime ragioni della pubblica decenza, dunque, è possibile tratteggiare un'economia politica che attraverso la formazione ottocentesca dei quartieri operai in Inghilterra, l'urbanistica coloniale di Algeri, gli uffici di collocamento nella Berlino degli anni Trenta, l'Italia delle migrazioni interne, gli Stati Uniti della tolleranza zero e i centri deputati allo smistamento dei migranti non ha mai smesso di assegnare allo spazio il compito di molestare e colpevolizzare le vite degli sconfitti. Ma il senso di queste molestie emerge in tutta evidenza attraverso l'analisi di quanto accade sui boulevard del Secondo Impero, dove all'allontanamento dei soggetti sgraditi dovevano innanzitutto corrispondere la produzione dei bisogni, i desideri e l'esperienza corporea dei soggetti conformi. Le politiche per il decoro, allora, si potrebbero definire forme di "recinzione percettiva", misure di intervento sulla realtà percepita che delle vecchie enclosure trattengono la valenza sia predatoria che disciplinare, alimentando la percezione dell'insicurezza.
l'autore
Pierpaolo Ascari è professore a contratto di Estetica presso il Dipartimento di Architettura dell'Università di Bologna. Ha scritto Ebola e le forme (manifestolibri, 2016) e Attraverso i confini. Lettura, storia ed esperienza estetica in Stendhal e Flaubert (Mimesis, 2018). Collabora con il quotidiano "il manifesto".



 
Simona Taliani
Il tempo della disobbedienza
Per un'antropologia della parentela nella migrazione
 
pp. 207
€ 18,00
isbn 9788869481383

il libro
I vincoli connessi a quella che nella letteratura è stata definita la diaspora criminale nigeriana scandiscono il tempo delle giovani donne una volta arrivate in Europa, a partire dal peso del debito contratto. Segnati da una violenza agita il più delle volte da altre connazionali, i loro destini rivelano le conseguenze di forme di coercizione psichiche, fisiche e morali.
Il loro corpo si fa così officina, spazio dove si "cucina" e si consuma un dolore che testimonia di un passato infinito: cicatrici, ustioni e morsi denunciano i delicati riequilibri di potere; fitte e bruciori rivelano un insulto d'organo, o un attacco agito il più delle volte nel registro magico e stregonesco. E poi ancora: gli aborti spontanei e le interruzioni di gravidanza, i figli presi in adozione, la perdita della propria discendenza ricordano che il peggio non si scongiura con l'emancipazione dallo sfruttamento.
Queste donne non rimangono però passive, né parlano solo da vittime. Se hanno deciso di lasciare il loro paese, è per separarsi a ogni costo da una vita che non riservava loro nulla di buono. Quando si oppongono alle decisioni di un giudice o criticano l'operato dei servizi socio-assistenziali è per mantenere un legame che mai avrebbero pensato qualcuno potesse spezzare. Certo, ogni insubordinazione alle aspettative di genitorialità degli enti preposti alla tutela del minore la pagano cara. Eppure non sono poche a mostrare la loro capacità di rispondere senza dare segno di sottomissione.
A partire da una ricerca lunga vent'anni e condotta tra Torino e Napoli, l'etnografia della migrazione nigeriana e della sua cifra distintiva (quella di un debito al contempo economico e simbolico) contribuisce a illuminare il valore sociale delle "persone" e delle "cose". Il lavoro esplora sia l'anatomia di un potere che si manifesta nel rito, sia la conoscenza necessaria tanto al sistema di assoggettamento, quanto alla cura di chi vuole riprendersi le manciate di vita che restano.

l'autrice
Simona Taliani insegna Antropologia dell'infanzia all'Università di Torino, dove è ricercatrice presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società. Oltre ai contributi apparsi su numerose riviste internazionali ("Africa", "Cahiers d'études africaines", "Social Compass", "Politique africaine"), è autrice con Francesco Vacchiano di Altri corpi. Antropologia ed etnopsicologia della migrazione (Unicopli, 2006). Più recentemente è apparsa l'edizione ampliata e riveduta del suo Il bambino e il suo doppio (FrancoAngeli, 2019).



 
Luca De Angelis
Il caso estremo dell'uomo
Essere scrittori ebrei
 
pp. 365
€ 27,00
isbn 9788869481413

il libro
Nelle sue memorie Elie Wiesel poneva legittime questioni di carattere programmatico sul compito e i fini dello scrittore ebreo: "Da ebreo, mi chiedo quale sia il ruolo dello scrittore ebreo: essere una voce, per dire cosa? Cosa è tenuto a esprimere, quando, e con quale scopo? Quale storia raccontare? E a chi?".
Inchieste particolarmente problematiche come queste vengono affrontate alla luce della professione di ebraismo letterario di Romain Gary: "Gli ebrei hanno rappresentato per me, per un grande periodo della mia vita, il caso estremo dell'uomo". Se la missione dell'ebreo non consiste nel convertire il mondo all'ebraismo, ma di umanizzarlo, lo scrittore ebreo lo umanizza con la sua letteratura. La definizione di Gary, che ha il valore di una rivelazione, viene adottata come privilegiata chiave di lettura per rispondere agli interrogativi di Wiesel e per intraprendere un insolito viaggio nell'anima ebraica attraverso lo sguardo che è proprio della letteratura. Questa sorta di idée fixe la ritroviamo espressa e variamente declinata nelle pagine dei più grandi e più significativi scrittori ebrei, da Kafka a Svevo, da Koestler a Primo Levi.

l'autore
Luca De Angelis, già borsista presso l'École des Hautes Études en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi, ha insegnato nelle Università di Trento, di Trieste e di Münster. Fa parte del comitato scientifico di International Conferences on Jewish Italian Literature (ICOJIL) e collabora con "Pagine ebraiche". Ha curato L'Ebraismo nella Letteratura Italiana del Novecento (con Marisa Carlà, Palumbo, 1995) e il Diario di Elio Schmitz (Sellerio, 1997). Ha pubblicato Qualcosa di più intimo. Aspetti della scrittura ebraica del Novecento italiano: da Svevo a Bassani (Giuntina, 2006).



 



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