François Vatin
L'economia politica del lavoro
Mercato, lavoro salariato e produzione
 
pp. 254
€ 22,00
isbn 9788869480638

Introduzione e cura di Davide Bubbico

il libro
In questo volume, che raccoglie alcuni dei lavori più recenti di François Vatin, la sociologia economica costituisce un campo di analisi ampio e originale nel quale l'autore, oltre a riflettere sulle origini della disciplina, si interroga più in generale su alcune tematiche tradizionali come l'interpretazione del mercato, le attività economiche, il concetto di valore e altre ancora. Queste riflessioni sono svolte in modo innovativo, e tavolta anche molto critico nei confronti di alcuni recenti paradigmi della nuova sociologia economica, sulla base di riflessioni teoriche che risalgono a studiosi di discipline diverse del xix secolo e sulla base di ricerche contemporanee particolarmente attente al tema della misura. In questo ambito, l'apporto della tecnica nella definizione delle attività economiche, la diversa concezione del pensiero tecnico, la questione della misurazione appaiono come temi di riflessione del tutto originali rispetto all'attuale letteratura disponibile nell'ambito della sociologia economica. Da questo punto di vista, la stessa riflessione sul tema del lavoro salariato, attraverso la ricostruzione che l'autore compie circa l'evoluzione e i contenuti del dibattito intorno al tema della subordinazione, restituiscono più di qualche sorpresa. In questa direzione, le riflessioni di alcuni pensatori francesi meno noti del XIX secolo contribuiscono non solo ad arricchire il dibattito, ma anche a ricostruire le origini di una disciplina il cui obiettivo è di mantenere unite la "sociologia del lavoro" e la "sociologia economica". Ecco perché, ad esempio, guardando al tema della misura, particolarmente caro all'autore, il richiamo al "laboratorio segreto della produzione" di marxiana memoria costituisce uno snodo essenziale e per certi versi obbligatorio per comprendere la natura delle attività economiche e dell'organizzazione del lavoro che le presiede.

l'autore
François Vatin è attualmente docente di sociologia economica e del lavoro e direttore del master Economia e società all'Università di Paris Ouest Nanterre-La Dèfense, oltre che membro del Laboratorio IDHE/CNRS. Tra le sue pubblicazioni recenti: Le travail: activité productive et ordre social, Presses Universitaires de Paris Ouest, 2014; L'espérance-monde. Essais sur l'idée de progrès à l'heure de la mondialisation, Albin Michel, Paris 2012.



 
a cura di M. Spanò A. Quarta
Rispondere alla crisi
Comune, cooperazione sociale e diritto
 
pp. 160
€ 14,00
isbn 9788869480591

il libro
La crisi economico-finanziaria esplosa nel 2008 è stata anche, almeno in Europa e sicuramente in Italia, una crisi di ciò che restava del Welfare State. Alla catastrofe di uno Stato incapace di erogare servizi secondo il principio dell'universalità e di un mercato inadatto a rispondere efficacemente a bisogni sociali tanto urgenti si è opposta una fitta, differenziata e ambigua batteria di "pratiche di resistenza". Gruppi informali e spontanei di attori hanno cominciato a dare vita a nuove pratiche di solidarietà e a sperimentare l'autorganizzazione per rispondere a bisogni fondamentali individuali e collettivi. La cooperazione sociale - istituendo processi collaborativi e di condivisione, mescolando esperienza, diritto, affetti, ingegno - è diventata la premessa e l'operatore di una diversa distribuzione di costi e benefici e di una nuova organizzazione di bisogni e servizi.
I saggi raccolti nel libro cercano di tracciare, da prospettive disciplinari diverse e formulando diagnosi non necessariamente convergenti, una prima cartografia critica di tutte quelle "pratiche, invenzioni e istituzioni" che la cooperazione sociale inventa e istituisce ogni giorno dentro e contro la crisi. Si tratta, in ultima istanza, di riconoscere - e valutare criticamente - quanta e quale politica è prodotta dal e nel sociale.

Contributi di Massimo Amato, Adalgiso Amendola, Davide Arcidiacono, Filippo Barbera, Francesco Chiodelli, Alisa Del Re, Ugo Mattei, Antonio Negri, Ivana Pais, Tania Parisi, Giacomo Pisani, Alessandra Quarta, Michele Spanò.

i curatori
Alessandra Quarta è assegnista di ricerca in diritto privato presso l'Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni Non-proprietà. Teoria e prassi dell'accesso ai beni (2016). Con Michele Spanò ha curato Beni comuni 2.0. Contro-egemonia e nuove istituzioni (2016).
Michele Spanò è assegnista di ricerca in diritto privato all'Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni I soggetti e i poteri. Introduzione alla filosofia sociale contemporanea (2013) e Azioni collettive. Governamentalità, soggettivazione, neoliberismo (2013).



 
Un singolare gatto selvatico
Jean-Jacques Abrahams, l'uomo col magnetofono
 
pp. 152
€ 14,00
isbn 9788869480607

Introduzione e cura di Giacomo Conserva, Pietro Barbetta e Enrico Valtellina

il libro
In terapia dall'età di quattordici anni, a trenta, dopo tre di sospensione, Jean-Jacques Abrahams torna dal suo analista con un magnetofono. Questi si oppone energicamente alla presenza dell'orecchio meccanico, ne segue un violento scontro verbale e l'invio di Abrahams a un'istituzione psichiatrica. Fuggito calandosi dal terzo piano del manicomio, trascrive il testo registrato con il magnetofono e lo manda a Sartre, che lo pubblica su "Les Temps Modernes", con repliche stizzite di Pontalis e Pingaud. Questo l'inizio della storia. Negli anni Settanta Abrahams, sull'onda della notorietà acquisita, pubblica un volume di scritti. Nel 1977 lo psicoanalista milanese Elvio Fachinelli pubblica il dialogo aggiungendo un proprio intervento a quelli già apparsi in "Les Temps Modernes". Abrahams compare inoltre citato, con l'amica Sophie Podolski, nelle opere di Roberto Bolaño.
Questo volume è una tappa ulteriore della fortuna di Jean-Jacques Abrahams, una ripresa del suo gesto e della sua interrogazione, e in più una contestualizzazione dell'ambiente culturale che alla vicenda fa da sfondo.

Contributi di Pietro Barbetta, Giacomo Conserva, Laura Erber, Elvio Fachinelli, Naninga Lens, Lea Melandri, Alfredo Riponi, Antonello Sciacchitano, Enrico Valtellina

i curatori
Pietro Barbetta, direttore del Centro milanese di terapia della famiglia, è autore di molteplici volumi, tra cui Anoressia e isteria (Raffaello Cortina, 2004), Figure della relazione (Ets, 2007), Lo schizofrenico della famiglia (Meltemi, 2008), Follia e creazione (Mimesis, 2012), La follia rivisitata (Mimesis, 2014).
Giacomo Conserva, psichiatra e psicoterapeuta, ha diretto l'SPDC di Parma, e un CSM. Ha collaborato a "L'Erba Voglio", "A/traverso", "Kasparhauser". Cura il blog "Oltre la società psichiatrica avanzata". Traduttore delle Poesie di William Blake. Ha contribuito al volume Louis Wolfson: Cronache da un pianeta infernale (manifestolibri, 2014).
Enrico Valtellina, filosofo, PhD in Filosofia e Scienze della Formazione, ha pubblicato Tipi umani particolarmente strani: La sindrome di Asperger come oggetto culturale (Mimesis, 2016) e, in collaborazione con Pietro Barbetta, Louis Wolfson: Cronache da un pianeta infernale (manifestolibri, 2014).



 
Jason W. Moore
Antropocene o Capitalocene?
Scenari di ecologia-mondo nell'era della crisi planetaria
 
pp. 174
€ 15,00
isbn 9788869480614

Introduzione e cura di di Alessandro Barbero e Emanuele Leonardi

il libro
Che i drammatici cambiamenti climatici degli ultimi decenni siano dovuti alle emissioni antropogeniche di gas serra è un fatto acclarato, che non suscita serie controversie se non da parte di qualche sparuta setta negazionista. Quali siano le conseguenze di tale situazione è invece oggetto di discussione. Sempre più spesso si sente parlare, nei circoli accademici ma anche sui mass media, di "Antropocene". Il premio Nobel per la chimica Paul Crutzen, che ha coniato il termine, intende con esso una nuova era geologica in cui le attività umane sono diventate il fattore determinante, decretando così la fine dell'Olocene. L'umanità come un tutto indifferenziato (e colpevole) da un lato, l'ambiente incontaminato (e innocente) dall'altro.
Jason W. Moore rifiuta questa impostazione e parte dal presupposto che l'idea di una natura esterna ai processi di produzione non sia che un effetto ottico, un puntello ideologico su cui si è appoggiato il capitalismo. Al contrario, il concetto di ecologia-mondo rimanda a una commistione originaria tra dinamiche sociali ed elementi naturali che compongono il modo di produzione capitalistico nel suo divenire storico, nella sua tendenza a farsi mercato mondiale. Il capitalismo non ha un regime ecologico, è un regime ecologico. Sfruttamento e creazione di valore non si danno sulla natura, ma attraverso di essa - cioè dentro i rapporti socio-naturali che emergono dall'articolazione variabile di capitale, potere e ambiente. Si tratta dunque di analizzare la forma storica di questa articolazione - ciò che Moore chiama "Capitalocene": il capitale come modo di organizzazione della natura - per fronteggiare l'urgenza dei disastri ambientali che ci circondano.

l'autore
Jason W. Moore storico dell'ambiente e docente di economia politica presso il Dipartimento di sociologia della Università di Binghamton negli Stati Uniti, è membro del Comitato esecutivo del Fernand Braudel Center for the Study of Economies, Historical Systems and Civilizations. Capitalism in the Web of Life: Ecology and the Accumulation of Capital (Verso, 2015) è uno dei suoi ultimi lavori. Per i nostri tipi: Ecologia-mondo e crisi del capitalismo. La fine della natura a buon mercato (2015).



 
Gennaro Avallone
Sfruttamento e resistenze
Migrazioni e agricoltura in Europa, Italia, Piana del Sele
 
pp. 136
€ 13,00
isbn 9788869480713

il libro
Questo libro parla di lavoro e fatica, di vite alla ricerca di un futuro migliore: di vite e lavoro di persone che producono ciò che mangiamo. La produzione del cibo è sempre più nascosta da pubblicità, brand, marchi, racconti, che fanno dimenticare a che prezzo e dentro quali rapporti sociali i beni agricoli diventano disponibili. Questo lavoro mette al centro, invece, proprio il lavoro vivo nei campi, negli allevamenti, sotto le serre, guardando ai migranti, sempre più protagonisti a livello mondiale dell'industria agricola capitalistica, e a un insieme di territori, quelli del Sud Europa, del Mezzogiorno e dell'enclave della Piana del Sele, nella provincia di Salerno.
È il lavoro, con le sue caratteristiche e modalità di svolgimento, a costituire il punto di vista privilegiato di questa ricerca. Il mondo dell'agricoltura viene osservato dal lato del lavoro vivo, concentrandosi sui rapporti sociali di produzione vigenti prima che tutto venga assorbito dal marketing e subordinato ai superprofitti delle grandi imprese internazionali e multinazionali finanziarizzate. Per questo motivo, la ricerca si è avvalsa soprattutto di interviste e colloqui con una molteplicità di lavoratrici e lavoratori, condividendo con loro ore e ore di vita quotidiana. È con questa densità - la densità della vita, dei progetti connessi alle migrazioni e dei rapporti di produzione fondati sullo sfruttamento - che la ricerca ha cercato di entrare in comunicazione, per restituire un quadro delle relazioni di potere che governano l'agricoltura capitalistica e delle strategie che i lavoratori mettono in atto per non farsi sopraffare e proteggere sé stessi, rivendicando diritti e dignità.

l'autore
Gennaro Avallone è ricercatore in sociologia dell'ambiente e del territorio presso l'Università di Salerno e membro di Flacso-España. Tra le sue pubblicazioni: La sociologia urbana e rurale. Origini e sviluppi in Italia (Liguori, 2010). Di Jason W. Moore e di Ramón Grosfoguel ha curato, rispettivamente, Ecologia-mondo e crisi del capitalismo. La fine della natura a buon mercato (ombre corte 2015) e Rompere la colonialità. Razzismo, migrazioni ed islamofobia nella prospettiva decoloniale (Mimesis, 2017).



 



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