Cristoforo Magistro
Adelmo e gli altri
Confinati omosessuali in Lucania
 
pp. 207
€ 18,00
isbn 9788869481307

il libro
Omosessualità e fascismo. Il tema è ormai da alcuni anni noto e a poco a poco conosciuto non solo dagli storici e dagli attivisti gay. È in particolar modo la vicenda dei tanti confinati per "pederastia" ad attirare l'attenzione perché tende a rappresentare emblematicamente l'essenza della repressione nei confronti degli omosessuali. Controllo e persecuzione, emarginazione e discriminazione sono gli aspetti essenziali dell'atteggiamento fascista nei confronti di questi "anormali" così diversi dall'uomo virile fascista, ma soprattutto così poco riconducibili al modello di rispettabilità borghese e alle norme della morale sessuale cattolica. Insomma il confino di polizia è quell'atto formale che condensa nella sua massima espressione tutte le altre forme di confino sociale e familiare vissute da omosessuali e lesbiche nella loro esistenza, e non solo in pieno regime.
L'indagine particolareggiata su questo universo confinario permette all'autore sia di ricostruire l'azione persecutoria attuata in diverse province italiane, da Venezia a Catania, da Mantova a Livorno, sia di indagare l'operato delle autorità lucane nel gestire i confinati per omosessualità. La ricerca fornisce dunque un contributo importante per ricostruire la storia dell'omosessualità nell'Italia fascista perché, attraverso quest'indagine su scala locale, è stato possibile individuare nuovi documenti che rendono più chiaro il fenomeno della repressione della pederastia, sia a livello numerico, sia nelle strategie utilizzate dalle forze dell'ordine (dalla prefazione di Lorenzo Benadusi).

l'autore
Cristoforo Magistro ha insegnato materie letterarie nei corsi di scuola media per adulti di Torino. Si è interessato in particolare allo studio dell'emigrazione di fine Ottocento, del fascismo e delle lotte per la terra del secondo dopoguerra. Alcuni suoi studi sono stati pubblicati sul "Bollettino della Deputazione di Storia Patria della Basilicata" e sulla rivista "Mondo Basilicata".



 
Giuseppe Lorentini
L'ozio coatto
Storia sociale del campo di concentramento fascista di Casoli (1940-1944)
 
pp. 163
€ 14,00
isbn 9788869481291

il libro
"Io sempre vissi dal lavoro e non posso più sopportare l'ozio coatto dell'internamento". Casoli, 22 settembre 1942.
Casoli, cittadina abruzzese in provincia di Chieti, si erge arroccata su una collina alla destra del fiume Aventino ai piedi del massiccio della Maiella. Nell'aprile del 1940 fu scelta dal ministero dell'Interno per allestirvi una struttura per internare "ebrei stranieri"; questa divenne un campo fascista attivo dal 9 luglio 1940. Nei primi giorni di maggio del 1942, gli internati ebrei vennero trasferiti nel campo di Campagna (Salerno) e a Casoli arrivarono gli "internati politici", per la maggior parte civili "ex jugoslavi" originari delle terre di occupazione italiana in Jugoslavia.
Analizzando i fascicoli personali di quasi tutti gli internati, conservati presso l'Archivio storico comunale di Casoli, e confrontandosi con la storiografia e le fonti relative al periodo, Lorentini ripercorre la storia del campo facendo emergere il profilo dei prigionieri, le loro biografie, la vita quotidiana, le pratiche della comunicazione, il rapporto con la comunità cittadina, ma anche i problemi amministrativi e organizzativi riguardanti la sua gestione. La ricerca storica del campo di Casoli ci restituisce, come in un'istantanea, una pagina finora oscura dell'internamento civile fascista come spazio delle pratiche della politica razziale e di repressione operata dal regime, come laboratorio del razzismo fascista a livello locale.

l'autore
Giuseppe Lorentini è ideatore e responsabile curatore del Centro di documentazione on line sul campo di concentramento fascista di Casoli (1940-1944), www.campocasoli.org. Ha ottenuto il doppio titolo di Laurea Magistrale/Master of Arts in Scienze storiche nell'ambito del corso integrato italo-tedesco tra l'Università di Bielefeld e quella di Bologna (BiBoG). Nel dicembre 2018 ha ricevuto il DAAD Preis, il prestigioso premio del "Servizio Tedesco per lo Scambio Accademico".



 
Nancy Fraser
Il vecchio muore e il nuovo non può nascere
Dal neoliberismo progressista a Trump e oltre
 
pp. 75
€ 7,00
isbn

il libro
Ovunque nel mondo si assiste a un diffuso rifiuto della politica tradizionale, mentre la fede nel neoliberismo si sta irreparabilmente incrinando. La crisi globale - politica, ecologica, economica e sociale -, di cui l'elezione di Trump è l'espressione più spettacolare ma non la causa, ha sgretolato la convinzione secondo cui il capitalismo neoliberista produce vantaggi per la maggioranza degli individui. Fraser indaga come questa convinzione si sia formata nel corso degli ultimi decenni del xx secolo bilanciando due principi fondamentali: il riconoscimento (i diritti) e la distribuzione (i redditi). Quando questi hanno cominciato a logorarsi sono emerse nuove politiche populiste, a sinistra e a destra. Ciò, sostiene Fraser, è sintomo della più ampia crisi dell'egemonia neoliberista, in un momento in cui, come diceva Gramsci, "il vecchio muore e il nuovo non può nascere".
Nelle due interviste con Bhaskar Sunkara e Tatiana Llaguno, Fraser sostiene che esiste la possibilità di includere un populismo progressista in una forza sociale emancipatrice, che sia tale da rivendicare una nuova egemonia di fronte alla catastrofe del neoliberismo.

l'autrice
Nancy Fraser, filosofa e teorica femminista statunitense, insegna alla New School for Social Research di New York. Tra i suoi numerosi lavori sono stati tradotti in italiano La giustizia incompiuta (2011), Il danno e la beffa (2012), La bilancia della giustizia (2012), Femminismo per il 99% (con Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya, 2019) e, per i nostri tipi, Fortune del femminismo. Dal capitalismo regolato dallo stato alla crisi neoliberista (2014).



 
F. Dei e L. Paggi (a cura di)
Cultura, potere, genere
La ricerca antropologica di Carla Pasquinelli
 
pp. 211
€ 18
isbn 9788869481253

il libro
I contributi raccolti in questo volume sono opera di amici, colleghi e allievi di Carla Pasquinelli: riprendono e discutono sia le basi teoriche del suo pensiero, sia aspetti specifici dei suoi campi di ricerca, fra filosofia, antropologia culturale e femminismo.
I saggi non sono solo testimonianza di stima e affetto: ci restituiscono nel complesso uno spaccato di storia di una generazione intellettuale che fa il suo ingresso nelle scienze umane e nella politica all'inizio degli anni Sessanta. Costante è il confronto di Carla Pasquinelli con i grandi protagonisti della cultura europea dell'ultimo mezzo secolo: dall'umanesimo marxista di Jean-Paul Sartre allo strutturalismo di Claude Lévi-Strauss e Louis Althusser; dal concetto di potere di Michel Foucault alla rielaborazione creativa che Ernesto De Martino compie del rapporto istituito da Antonio Gramsci tra cultura dominante e culture subalterne.
Carla Pasquinelli si è misurata con tematiche molto diverse; fra le altre, le esplorazioni etnografiche asiatiche, gli studi sulle forme del pregiudizio, sulle ideologie razziste, sugli stereotipi di genere, sulle mutilazioni genitali femminili. Di contro alle ritornanti forme di determinismo strutturale è loro tratto comune la difesa del concetto di "cultura", inteso come fondamento inalienabile della ricerca antropologica.

i curatori
Fabio Dei insegna Antropologia culturale all'Università di Pisa. Dirige la rivista "Lares" ed è autore di saggi su temi di antropologia della violenza e forme della cultura popolare e di massa. Fra i più recenti, Antropologia culturale (2.a ed., il Mulino, 2016); Terrore suicida. Religione, politica e violenza nelle culture del martirio (Donzelli, 2016); Cultura popolare in Italia. Da Gramsci all'Unesco (il Mulino, 2018). Con Caterina Di Pasquale ha curato Stato, violenza, libertà. La critica del potere e l'antropologia contemporanea (Donzelli, 2017).

Leonardo Paggi ha insegnato storia contemporanea all'Università di Modena e Reggio. Si è occupato di Antonio Gramsci, del rapporto tra americanismo e socialdemocrazia europea dopo il 1945, di storia della memoria, di origini della nostra democrazia repubblicana, della crisi dell'Unione europea, in particolare curando il volume Un'altra Italia in un'altra Europa (Carocci, 2012), e contribuendo a Rottamare Maastricht. Questione tedesca, Brexit e crisi della democrazia europea (DeriveApprodi, 2016).



 
Amícal Cabral
Per una rivoluzione africana
Il ruolo della cultura nella lotta per l'indipendenza
 
pp. 122
€ 12,00
isbn 9788869481147

Introduzione e cura di Livia Apa

il libro
Amílcar Lopes da Costa Cabral è stato uno dei più importanti ideologi e politici dell'intero processo di decolonizzazione del continente africano, e i suoi scritti sono ancora oggi un punto di riferimento per approfondire il pensiero anticoloniale. Per Cabral, infatti, la lotta per l'indipendenza è inseparabile dalla lotta per un cambiamento culturale nel continente africano. La cultura è al centro della sua azione rivoluzionaria, in un contesto come quello delle ex colonie portoghesi in cui il salazarismo aveva imposto una logica assimilazionista secondo la quale le culture locali dovevano essere cancellate a favore di un modello culturale esogeno, quello portoghese appunto. Rivendicare i valori culturali nazionali significa, per Cabral, recuperare il rapporto tra fatto culturale e fatto economico, tra immaginazione sociale collettiva e uso del sistema produttivo. Recuperando la propria cultura, l'Africa l'avrebbe usata come strumento di mobilitazione politica, prima attraverso la lotta armata, poi con la creazione di Stati sovrani, rivendicando finalmente la sua appartenenza alla storia.
Il libro raccoglie i testi più significativi della produzione intellettuale cabraliana, che ha occupato un posto speciale in Italia negli ambienti che sostenevano il processo di decolonizzazione dell'Africa negli anni Sessanta e Settanta. L'antologia è preceduta da una introduzione di Livia Apa che traccia un profilo della sua figura di intellettuale e uomo politico, sottolineando l'attualità del suo pensiero.

l'autore
Amílcar Lopes da Costa Cabral nasce il 12 settembre 1924 in Bafatà (Guinea Bissau). Studia agronomia a Lisbona, dove rimane fino al 1952. Nel 1956, con il fratello Luís fonda il Partito Africano per l'Indipendenza della Guinea e di Capo Verde. Muore assassinato il 20 gennaio 1973 a Conakry, poco prima dell'indipendenza del suo paese.



 
Enrico Petris
La costellazione chiaroveggent
la filosofia della musica di Adorno
 
pp. 125
€ 10,00
isbn 9788869481284

il libro
A cinquanta anni dalla morte è possibile fare un bilancio del ruolo che Adorno ha avuto nella filosofia della musica del Novecento. Paragonato ai due pensatori che più degli altri si sono occupati di estetica musicale, Bloch e Jankélévitch, quello di Adorno può essere considerato il tentativo, unico nella filosofia del Novecento per ampiezza e competenza, di pensare la musica come un sistema complesso e articolato, in cui conta l'analisi tecnica e razionale dei brani musicali, ma anche il loro significato estetico, il loro ruolo sociale, la loro componente educativa, politica e perfino utopica. Il continente musicale che Adorno esplora è vasto e gli consente, a partire dal suo soggiorno americano, incursioni anche nel mondo dei mezzi di comunicazione di massa, ed in particolare della radio, che lo costringe a rivedere momentaneamente alcuni dei presupposti della sua sociologia critica. Nella complessa rete di relazioni in cui è immersa, la musica riesce a conciliare il suo ruolo ad un tempo di attrito e di comprensione della realtà.

l'autore
Enrico Petris lavora al liceo "Marinelli" di Udine ed è autore di Rosso, nero e Pasolini (Mimesis, 2015), Filosofia e servizi segreti. Il doppio mestiere dei filosofi analitici (Mimesis, 2016) e di Margini del 1968. Profeti e servizi segreti (Asterios, 2018).



 
David Harvey
Geografia del dominio
Capitalismo e produzione dello spazio
 
pp. 140
€ 12,00
isbn 9788869481246

il libro
Ovunque e costantemente, la logica dell'accumulazione capitalista sconvolge gli equilibri economici e politici, la tecnica e il lavoro, l'ambiente e il clima, la società e le forme di vita. Il capitalismo è, a qualunque livello lo si consideri, un sistema di produzione dello spazio, vale a dire un potere di modellare i luoghi, di modificare profondamente i paesaggi, di trasformare le relazioni spazio-temporali. L'uniformazione del mondo da parte del mercato comporta in effetti una incessante proliferazione delle differenze: economiche, sociali, geografiche, culturali, geopolitiche. Questo stesso dinamismo fa del capitalismo un insieme instabile, in preda a crisi croniche, continuamente costretto a inventare "soluzioni spaziali" alle contraddizioni che lo minano e alle diverse catastrofi che esse producono. Produzione e distruzione, omogeneizzazione e differenziazione: per comprendere un capitalismo ormai planetario, quindi per darsi i mezzi per uscirne, per rompere i rapporti diseguali che lo fondano, è fondamentale cogliere le logiche spaziali di questo modo di produzione. Questo è ciò a cui ci invita l'opera di David Harvey, di cui questo libro intende essere una sintetica introduzione.


David Harvey è? sociologo e politologo inglese. Dal 2001 insegna Antropologia alla Graduate Center della City University di New York. Tra i suoi lavori più recenti tradotti in italiano: L'enigma del capitalismo (Feltrinelli, 2011); Introduzione al Capitale (la casa Usher, 2012); Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo (Feltrinelli, 2014); Marx e la follia del capitale (Feltrinelli, 2017). Per i nostri tipi: Il capitalismo contro il diritto alla città (nuova edizione 2016).



 



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